Analisi tappa 4 Giro d’Italia

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Si torna in Italia dopo il giorno di riposo con una tappa che può rivelarsi una trappola. Il finale infatti prevede un continuo sali-scendi che non permette di riprendere fiato. L’anno scorso nella prima tappa dura (Chiavari – La Spezia) l’Astana fece esplodere il gruppo sul Passo del Termine, quindi molto dipenderà dalla volontà delle squadre dei favoriti.

Dopo una lunga processione sulla costa calabrese si inizia a fare sul serio con il GPM di Bonifati (profilo), pedalabile e senza rampe in doppia cifra. Più impegnativa è la salita successiva, San Pietro (profilo), con 2,5 km centrali all’8,6% di media. Qui potrebbe infiammarsi la corsa se qualche squadra volesse fare sul serio. Più probabilmente però dovremo aspettare il passaggio del gruppo a Scalea per vedere i primi fuochi d’artificio -> Percorso interattivo del finale (i picchi e lo strappo al km 17 sono dovuti ad errori del GPS)

https://i0.wp.com/static2.giroditalia.it/wp-content/uploads/2016/01/T04_Praia-AM_ukm-1.jpgPrima di arrivare allo strappo di Via del Fortino si passerà per una strada tortuosa che metterà sotto pressione un plotone in cui ci sarà la classica lotta per le prime posizioni. L’ultima ascesa conta di 1,8 km al 7,7% di pendenza media, con punte del 18% secondo dati ufficiali. Guardando lo streetview non ho trovato traccia della prima rampa segnata nel profilo, mentre la seconda parte presenta effettivamente tratti arcigni in cui si può fare la differenza.

Praia a Mare - Via Fortino
Tratto duro dell’ultima salita, preso dallo Streetview

Un piccolo gruppetto potrebbe sganciarsi, ma trovare l’accordo nella pedalabile discesa (che prevede due gallerie, la prima lunga ben 750 metri) e nel lunghissimo rettilineo finale sul lungomare (2,5 km) non sarà semplice. Se ci saranno squadre interessate dietro, il gruppo degli inseguitori potrebbe ricucire sugli attaccanti portando ad uno sprint a ranghi ridotti.

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L’alternativa più semplice era quella di accorciare la lunghezza del rettilineo d’arrivo, incomprensibilmente lungo. Ponendo ad esempio l’arrivo ai -2 si sarebbe ridotta la distanza della salita dall’arrivo (ora 8,7 km, sarebbe diventata 6,7 km), dando più possibilità agli attaccanti e favorendo l’incertezza e lo spettacolo.

Raffaele Filippetti (@raffilpt)

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