La carovana rosa sbarca finalmente nella Penisola per la settima tappa, tornando a Praia a Mare, città che due anni fa ospitò la magnifica frazione vinta da Diego Ulissi (video), con il Praiaberg nel finale. Purtroppo quest’anno gli organizzatori hanno deciso di evitare quasi tutte le difficoltà per favorire un arrivo in volata. Si correrà tutto il giorno sulla costa calabrese, ma generalmente il vento non è così problematico in questa zona. Le strade sono solitamente una complicazione importante nella punta dello Stivale, ma quelli di RCS si sono preoccupati di passare in quelle principali, quindi non ci dovrebbero essere grandi grattacapi per i ciclisti. I primi 70 km sono totalmente pianeggianti, mentre dal rifornimento a Scalea si possono trovare alcuni sali-scendi, anche se sicuramente non preoccuperanno il plotone. Da qui in poi inizia la parte interessante.
Meteo: Giornata fresca e a tratti coperta, con qualche piccola possibilità di pioggia. Il vento sarà laterale durante tutto il tracciato, con velocità però non esagerate (intorno ai 12 km/h di media). Soltanto nei primi 20 km ci saranno medie più elevate, con rischio di spaccature dovute alle eventuali alte velocità per la lotta per entrare in fuga.
L’ultima ascesa di giornata misura 3,4 km al 4,3% di media, un Poggio in miniatura, ed è la stessa che iniziava la sequenza finale nel 2016. Purtroppo però non si affronteranno gli strappi seguenti che hanno lanciato Ulissi due anni fa, ma si prenderà la Statale che li evita tutti. C’è qualche pendenza interessante sulla salita e qualcuno probabilmente ci proverà, però sarà difficilissimo mantenere il vantaggio sul gruppo lanciato.
Poco più di 4 degli ultimi 9 km saranno in discesa, quindi il plotone si fionderà a velocità folli sul lungomare della località calabrese. In assenza di un super-treno stile HTC, rimontare sarà possibile e un mini-treno può funzionare bene se sceglie bene i tempi. La S a 2 km dal traguardo (piuttosto stretta) è l’unica difficoltà planimetrica del finale, con il rettilineo conclusivo (di 1900 metri) che è largo circa quattro macchine (a meno di restringimenti con le transenne), quindi piuttosto ampio.
Alternativa. Come detto in precedenza, è un peccato che gli organizzatori abbiano deciso di optare per una tappa pianeggiante perché la zona offre ottime possibilità per disegnare un tracciato di media montagna, che tanto manca a questa Corsa Rosa. Prendendo spunto della già nominata frazione di due anni fa, si può pensare ad un’alternativa: si poteva scalare la salita di San Pierto, per poi affrontare la più dura ascesa di Verbicaro, che avrebbe potuto rompere il gruppo grazie ad una prima parte molto arcigna. Il finale sarebbe praticamente lo stesso del 2016, fatta eccezione per l’erta nel comune di Scalea, un muro di 700 metri a più del 13% – mappa interattiva della proposta.

Raffaele Filippetti (@raffilpt)
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