4 spunti dal Giro Rosa

A due settimane dalla conclusione del Giro Rosa proviamo a fare alcune considerazioni su quello che abbiamo visto in questi dieci giorni di gara. Buona lettura!

La Boels colpisce ancora

Dopo aver conquistato 8 delle 9 prove del Women’s World Tour a cui aveva preso parte fino a quel momento, la Boels è riuscita a portare a casa anche il Giro Rosa grazie a Megan Guarnier (che aveva raggiunto il terzo posto nel 2015), con la compagna di squadra Evelyn Stevens piazzatasi seconda nella generale. La Boels ha inoltre portato a casa tre tappe grazie ad Evelyn: la prima battendo sull’arrivo di Montenars Elisa Longo Borghini; la seconda arrivando in solitaria al Santuario della Madonna della Guardia di Alassio; l’ultima imponendosi nella cronometro di Varazze. Oltre ai successi su strada la squadra olandese ha messo a segno un grosso colpo di mercato proprio durante la corsa, annunciando l’arrivo di Anna Van der Breggen, che ha chiuso sul podio insieme alle due americane la Corsa Rosa da detentrice del titolo. Sarà interessante vedere cosa potranno fare le ragazze delle Boels a Rio: oltre a Megan e ad Evelyn (quest’ultima anche una delle grandi favorite della prova a cronometro) ci sarà al via anche Lizzie Armitstead, che non ha mai nascosto le sue ambizioni olimpiche anche se il percorso potrebbe rivelarsi al limite delle sue possibilità.

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Evelyn Stevens (in maglia ciclamino) e Megan Guarnier (in maglia rosa) alla partenza della tappa di Verbania – Boels-Dolmans

Una Rabo – Liv sottotono

Mentre la Boels è uscita a mani piene dal Giro Rosa, altrettanto non si può dire della Rabo – Liv, la squadra che nelle ultime due edizioni aveva vinto la corsa con Anna Van der Breggen (nel 2015) e con Marianne Vos (nel 2014), a cui vanno aggiunti 10 successi di tappa. Quest’anno invece si sono dovute accontentare solo del podio di Anna Van der Breggen (come detto in uscita dalla squadra olandese) e del successo di tappa di Thalita De Jong. Cosa è successo? Oltre al rendimento pazzesco delle atlete della Boels una spiegazione plausibile può essere data dal percorso di avvicinamento di alcune big della squadra alle Olimpiadi. Marianne Vos, la portabandiera storica del team,  ha deciso di saltare la Corsa Rosa spiegando come essa presentasse alcune tappe ottime per la preparazione a Rio, ma che avrebbe richiesto, al termine dei 10 giorni di gara, un periodo di riposo che sarebbe potuto essere controproducente in vista dell’appuntamento a cinque cerchi. Anche Pauline Ferrand-Prevot ha saltato il Giro, ma per ragioni diverse rispetto a Marianne. L’obiettivo di PFP è quello di competere sia nella prova olimpica in linea sia in quella di cross-country e per questa ragione sta cercando di equilibrare l’attività su strada con quella su ruote grasse. A complicare le cose ci sono stati però la frattura del piatto tibiale a novembre (che le ha impedito di difendere il titolo mondiale nel ciclocross) e i problemi di sciatica. Durante la Corsa Rosa ha preso parte ai mondiali di mountain-bike (vinti da Jolanda Neff, altra grande assente alla gara italiana), in cui è stata vittima di una brutta caduta. Ha invece partecipato Giro Rosa, salendo sul podio, Anna van der Breggen, che però aveva dichiarato prima della partenza di non voler raggiungere subito il picco di forma dell’anno precedente per poter poi essere competitiva a Rio, scelta che le è probabilmente costata la possibilità di ripetersi. Discorso a parte va fatto per Kasia Niewiadoma: la giovane polacca è stata autrice di una corsa quasi perfetta ma la tappa del Mortirolo, che sembrava finora ampiamente alla sua portata, l’ha tagliata fuori dal podio. Molto probabilmente avrà la possibilità di rifarsi nei prossimi anni.

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Thalita De Jong regala l’unico successo di tappa alla Rabo-Liv a Verbania – Rabo-Liv

Mara Abbott, la favolosa ascesa e la maledetta discesa

Se c’era una tappa che Mara Abbott aveva segnato in rosso era sicuramente quella di Tirano, la frazione del Mortirolo, scalato dal versante di Mazzo di Valtellina. E appena partita la salita ha cominciato il suo show staccando quasi subito tutte le sue avversarie. Mara ha successivamente ripreso Emma Pooley, andata in fuga in precedenza. Ma nemmeno lei (altra formidabile scalatrice, che però al rientro alle corse all’Aviva Tour non aveva dato grandissimi segnali) è riuscita a resistere al ritmo della ciclista del Colorado, involatasi sola verso la cima della salita. In cima al Mortirolo (per la cronaca scalato in 51’44”) è giunta con due minuti di vantaggio su Emma e quattro sul gruppo maglia rosa, vantaggio che è riuscita ad incrementare nel tratto di falsopiano fino a 4’40”. Se la tappa fosse finita qui avrebbe ipotecato la vittoria finale, ma purtroppo per lei era in programma una ripida discesa verso Tirano, dove era previsto l’arrivo di tappa: a causa di una caduta che le ha fatto perdere diversi secondi nell’immediato, più altri per la sicurezza venuta meno, e del ritmo imposto da Claudia Lichtenberg nel gruppo maglia rosa ha perso la gran parte del vantaggio che era riuscita ad accumulare, guadagnando sulle avversarie solo 37” (Emma era stata nel frattempo ripresa e staccata da questo gruppo). Al termine della tappa ha indossato la maglia rosa per soli 10” su Megan Guarnier, che l’ha riconquistata però il giorno dopo. Anche se non le è valsa la vittoria finale, questa impresa di Mara merita di essere celebrata.

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Mara Abbott alla conquista del Mortirolo – Wiggle High5

Le conferme da Leah Kirchmann e Thalita De Jong

Tra i nomi che si sono messi in mostra nella prima parte del 2016 ci sono Leah Kirchmann e Thalita De Jong, in gran spolvero anche al Giro Rosa vincendo rispettivamente il prologo e l’ultima tappa. Leah, che si era già fatta notare salendo sul podio delle edizioni inaugurali de La Course By Le Tour e del Tour of California, quest’anno ha esordito in un team europeo: la Liv Plantur, squadra femminile della Giant-Alpecin. All’esordio nelle classiche europeo è riuscita subito a conquistare la Drentse Acht Van Westerved, a cui si aggiungono le top 10 a OHN, Strade Bianche, Ronde Van Drenthe e Gent-Wevelgem. Ma il successo più prestigioso è arrivato al Giro vincendo, a sorpresa, il prologo di Gaiarine e indossando la prima maglia rosa. Il giorno dopo non è riuscita a difendere la leadership, ma ha concluso la Corsa Rosa all’ottavo posto nella generale. Thalita De Jong è, citando la didascalia di un foto postata dalla sua mentore Marianne Vos, passata da essere una volontaria di una gara di Coppa del Mondo nel 2010 a campionessa del mondo di ciclocross a inizio anno. Spesso impegnata a lavorare per le compagne di squadra alla Raboliv, nel corso del Giro Rosa ha sfruttato al meglio le occasioni che le ci sono presentate. Ha sfiorato la maglia rosa nel prologo, preceduta di soli 80 centesimi dalla Kirchmann. Proprio all’ultima tappa, quando ormai i giochi per la generale erano fatti, ha avuto la possibilità di andare in fuga ed è riuscita ad arrivare in solitaria sul traguardo di Verbania.

Giro d’Italia Internazionale Femminile 2016 proloog
Leah Kirchmann impegnata nel prologo vincente di Gaiorine – Liv-Plantur

Matt Supertramp (@mattsupertramp9)

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