Un po’ di chiarezza sul “caso Demare”

Tanto si è scritto e tanto si è parlato della scalata alla Cipressa di Arnaud Demare nella Milano-Sanremo appena passata, ma pochi (molto pochi, soprattutto in Italia) hanno analizzato in maniera veramente minuziosa le immagini ed il file pubblicato dal ciclista francese su Strava.

Proviamo a fare un po’ di luce su ciò che è successo e ciò che è stato detto.

Per prima cosa, il file di Demare non è stato caricato per 10 secondi, cancellato e infine ricaricato, ma è stato caricato, reso privato e poi messo pubblico, come si può vedere nel test fatto personalmente. Inoltre non ci sono elementi che suggeriscano tagli e aggiunte di tempo nel file, come ipotizzato da alcuni dei “complottisti”, e ciò fa pensare che il file sia pulito, ossia che non sia stato manipolato.

Ha fatto tanto parlare il tweet di Martijn Hendriks, giornalista olandese di NOS, che evidenzia come ci siano 9 secondi nei quali Demare non pedala. Ma il tratto di strada di cui si parla è quello appena precedente alla Cipressa, che porta a San Lorenzo al Mare, in discesa ed è così che si spiegano i 60 km/h e le 0 pedalate al minuto (si può anche intravedere in questo video). C’è qualcuno che ha parlato di “3 minimi piuttosto netti d’interruzione di pedalata a velocità costante”, ma basta aver visto il file per capire che gli unici tratti che possono corrispondere a questa descrizione sono le varie discese della corsa.

Come detto da Inner Ring (nella sua analisi “The Cipressa Conspiracy Theories”, come sempre molto ben fatta), l’unico tratto che desta dubbi è quello di 6/7 secondi al bivio di Lingueglietta, dove Demare accelera abbastanza violentemente (@frankdelatorr90 ha confrontato la scalata di Van Avermaet e il francese). Frédéric Guesdon, ds della FDJ e ultimo vincitore francese della Paris-Roubaix, ha affermato di aver passato una borraccia al suo corridore, ma anche che sarebbe stato impossibile trainarlo per la vicinanza delle macchine (“Gli abbiamo passato una borraccia, ma non l’abbiamo spinto a ottanta all’ora anche perché sarebbe stato impossibile, nella coda della auto dei direttori sportivi in salita, paraurti a paraurti” da Eurosport) e per la presenza della moto del commissario, come confermato da Demare (“Sono caduto e ho avuto la moto del commissario, che mi è stata accanto. Se mi fossi attaccato alla macchina sarei stato penalizzato.”). Se si dovesse squalificare ogni ciclista ad aver preso una borraccia o ad aver ricevuto la classica “sistemazione del freno” per 6/7 secondi, allora bisognerebbe espellere dalle corse praticamente ogni caduto nell’ultimo terzo di ogni gara.

Il confronto tra il tempo di Demare, “velocista di 76 kg” (tralasciando l’evidente ignoranza di considerare Arnaud un semplice velocista), con Visconti, che desta scalpore perché l’italiano è un vallonaro forte in salita, è quantomeno “fazioso” dato che davanti al Movistar, a scollinare per primo in cima alla Cipressa, c’era anche il passista/pavearo Ian Stannard, di più di 80 kg, non certo famoso per le sue doti di scalatore.

La velocità massima in cima alla salita del francese della FDJ, di 52,2 km/h, che a così tanti ha fatto strabuzzare gli occhi, poiché confrontata ai 45 di Visconti, diventa molto più credibile se confrontata con quella di Kwiatkowski, di 52,6 km/h. Inoltre Simon Yates, che era insieme a Matthews, entrambi staccati dal francese lungo l’ascesa, ha affermato di aver raggiunto una velocità di 54,2 km/h in cima, seguendo la scia delle macchine, cosa che anche Demare ha ammesso di aver fatto, come tutti coloro che rimangono coinvolti in cadute o incappano in forature in quei frangenti.

Demare - Kwiatkowski - Strava - Cipressa pianura
La differenza nel chilometraggio è dovuto a quando è stata fatta partire la registrazione: infatti il file di Demare indica una lunghezza di 302,1 km, mentre quella di Kwiatkowski di 291,9 km.

C’è chi si chiede “dove ha poi trovato la forza d’imporsi nella volata”, ma questa è una domanda per chi non ha mai seguito veramente il ciclismo, perché ne è piena la storia di corridori staccati per problemi meccanici o cadute in grado di rientrare e vincere o giocarsi comunque la corsa/tappa.

Passiamo a quelli che hanno messo in discussione la mancanza di potenza e battito cardiaco nei file di Demare, come se volesse nascondere qualcosa, ma questa è una scelta che il francese ha fatto per tutti i giri che carica su Strava ed è una scelta con una motivazione: lasciare a disposizione degli avversari i propri dati può indicare loro i punti di forza e di debolezza ed è stata perciò adottata da molti altri. Tanto per fare qualche nome, Froome, Contador, Valverde, Sagan, Purito, Landa, Cancellara, Nibali, Gerrans, Gilbert e Cavendish non pubblicano alcun dato sulle proprie prestazioni, qualche manager fatica anche a rendere pubblico il peso dei propri atleti… Perciò sarebbe meglio applaudire Demare per non essersi nascosto, cosa che non gli avrebbe impedito nessuno.

Infine qualche parola su coloro che ne sono usciti peggio, che non hanno fatto sicuramente una belle figura con le loro parole post Milano-Sanremo. Tralasciando critiche a Tosatto e Capecchi, che, anche se dopo una corsa di quasi 300 km, dovevano moderare le proprie parole invece di sparare “80 all’ora […] Uno schifo!” o “Io una cosa così, fatta in modo tanto spudorato, non l’avevo mai vista.”, alcuni siti web (in particolare tuttobici, con la famosa “foto che inchioda Demare” che invece era stata scattata sul Turchino e molto probabilmente non inquadrava nemmeno il futuro vincitore), Lefevere e Cancellara, autore di un tweet quantomeno discutibile nel quale si dichiarava d’accordo con l’idea che Arnaud dovesse rilasciare il proprio file per togliere i dubbi, proprio lui che, accusato di aver usato un motorino al Fiandre e alla Roubaix 2010, non ha mai pubblicato alcun dato per scagionarsi.

Per concludere, non si può sapere con certezza se Demare abbia barato oppure no, ma accusare un atleta, dopo uno sforzo del genere, sulle parole di due colleghi e nessun’altra prova, pare quantomeno ingiusto. Giustissimo fare domande e chiedere spiegazioni, ma quello che è successo negli ultimi due giorni è stato molto diverso e sarebbe meglio informarsi prima di fare figuracce.

Riccardo Filippetti (@RickyFilips95)

(Immagine di copertina di Luca Zennaro/AP/SIPA)

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