La Vuelta 2018 ha toccato il fondo

Se il percorso dello scorso anno mi aveva sorpreso e per questo si era guadagnato la sufficienza, questa volta si torna alla situazione drammatica del 2016. Guillen è riuscito in molti dei suoi assurdi propositi: non c’è nemmeno una salita Especial di passo, soltanto una frazione sopra i 200 km (e di poco), una sola tappa di montagna per attacchi da lontano, nessuna con traguardo in discesa dopo una salita seria (di 1° o superiore) e, tra le altre cose, due muriti consecutivi. Un tracciato delirante, che non ha né capo né coda, con solo qualche isolato parziale interessante. Nell’articolo lo analizzerò e proverò anche a proporre delle alternative, ma a scalate come La Camperona non c’è rimedio: una cuesta de cabras (tradotto, salita da capre) che porta a delle antenne. Solo questo. Non ha nessun attrattivo e nessuna uscita, soltanto le sue pendenze esagerate.

Mappa Vuelta 2

Si parte con un prologo nella città di Malaga, primo evento dell’ormai classica Vuelta a Andalucia: sei tappe si svolgeranno infatti nella comunità autonoma del sud della penisola iberica, che si conferma la più interessata alla presenza del GT spagnolo. Il tracciato è piuttosto mosso, con uno strappo di 1 km a quasi il 6% – mappa interattiva. La tortuosità della prova non aiuterà gli specialisti, che comunque vedranno di buon occhio il provvidenziale cambio da TTT a ITT. Era ora.

Malaga prologo 2
Profilo del prologo con le pendenze

Prima tappa in linea e primo arrivo in salita (di nove): si torna a Caminito del Rey, cima scoperta nel 2015 (profilovideo), comunque un’ascesa interessante, che metterà alla prova fin da subito i corridori, e che favorisce la promozione di un luogo di interesse turistico. Purtroppo però nel mare di muriti presentati dalla Vuelta si tende a criticarli tutti, senza valorizzare quelli che invece hanno un senso.

Finale Caminito del Rey 2
Profilo dettagliato del finale e della salita conclusiva

La frazione seguente prevede quasi in partenza il Puerto del Madroño, un 1° categoria lungo ma con pendenze semplici. Il terreno complicato successivo potrebbe favorire una fuga, ma molto dipenderà dai velocisti al via: la collaborazione tra più squadre potrebbe senza dubbio riprendere i ciclisti all’attacco, soprattutto perché siamo ad inizio corsa e tutti saranno freschi. Probabilmente infatti assisteremo ad una volata. Nel quarto giorno si tornerà a salire, con il Puerto de la Cabra (l’asperità di passo più dura dell’intera Vuelta, pensate un po’) a metà tappa e il traguardo in quota de La Alfaguara. Ci sono tratti interessanti e potremmo assistere ad attacchi, però molto dipenderà dall’attitudine dei corridori. Avrebbero potuto migliorare di molto il tracciato passando prima sull’Alto del Monachil (alternativa), ma probabilmente hanno ritenuto che fosse troppo presto per una tappa così dura. Scelta comprensibile, ma sarebbe stato intessante vedere una selezione importante già dalle prime battute.

Velez-Malaga - La Alfaguara

La 5° frazione presenta un percorso mosso fin dai primi chilometri, con un 2° categoria a 26 km dal traguardo, con seguente vertiginosa discesa. La strada è larga ed ha solamente una breve parte tecnica, però lunghezza e vicinanza alla linea d’arrivo potrebbero invogliare qualcuno a provarci. Sarebbe stato utile avere i distacchi significativi citati precedentemente, ma qualcosa potrebbe comunque succedere. Gli ultimi 10 km pianeggianti potrebbero comunque favorire un raggruppamento, per cui ci sono possibilità di assistere ad una volata, più o meno ristretta.

Finale Roquetas del Mar 2

Si lascia l’Andalucia con una tappa pianeggiante verso la regione di Murcia, per poi rientrarvi con una ben più interessante: il finale di Pozo Alcón, con due ascese vicine all’arrivo, può riservare sorprese e un buon ciclismo. Negli ultimi 15 km sono infatti compresi 3,4 km al 6,8% e 1,8 km al 7,9 km. Quest’ultima difficoltà si scollinerà circa ai -6, dando possibilità agli attaccanti – mappa interattiva.

Finale Pozo Alcon 2

Il traguardo di Almadén sembra essere in leggera ascesa, probabilmente sarà una volata piena di acido lattico. La prima settimana si conclude con il terzo arrivo in salita in nove giorni. Nella prima metà il gruppo dovrà affrontare Pico e Peña Negra, allontanate “criminalmente” dall’ultima asperità con un tratto pianeggiante non necessario. La Covatilla è stata scoperta nel 2002 (profilovideo), con un gran duello tra Heras e Aitor Gonzalez, poi vincitore finale, ed è stata usata l’ultima volta nel 2011, quando fu il teatro della prima apparizione del nuovo Froome (profilovideo). I 5 km al 9,4% di pendenza media sono il punto per attaccare se si vuole fare la differenza. Il vento soffia forte solitamente in cima, soprattutto sul falsopiano, quindi lo svolgimento potrebbe essere condizionato.

Talavera de la Reina - La Covatilla

Questa però era l’occasione perfetta per inserire la “maratona” di montagna sopra i 200 km che tanto manca a questo percorso, arrivando da nord (alternativa) o anche da sud, attraverso la Valle del Jerte. È proprio questa la possibilità che voglio analizzare. Puntando verso ovest da Talavera de la Reina si potevano affrontare Piornal, Honduras e Garganta prima dell’arrivo alla stazione sciistica. 232 km e quasi 5000 metri di dislivello.

Talavera de la Reina - La Covatilla alternativa 2
Profilo dell’alternativa, fatto con l’editor di cronoescalada

Dopo il giorno di riposo si riparte con una frazione definita “difficile da controllare” dall’account twitter ufficiale, quando in realtà non prevede alcuna criticità nei primi 130 km. La prima ed unica difficoltà si trova a 34 chilometri dal traguardo ed è la salita che porta a Fermoselle. Qui Valverde nella Vuelta a Castilla y Leon 2016 si inventò una grande azione per prendersi la maglia (profilovideo), mentre sarebbe dovuto essere in Olanda per provare a vincere la sua prima Amstel Gold Race. La corsa non si fermerà però qui, come invece farebbe presagire la presentazione, ma continuerà per altri 28 km. Qualche velocista puro potrebbe staccarsi se qualcuno dovesse tentare un forcing convinto, ma è comunque un traguardo adatto alle ruote veloci.

Finale Fermoselle 2

La tappa successiva è ben più impegnativa, con solo 4 GPM segnalati, ma molte più asperità. L’entrata in Galizia porta infatti ad un terreno di continui sali-scendi che potrebbero creare situazioni interessanti, con i fuggitivi che probabilmente saranno i favoriti per aggiudicarsi il successo parziale. Gli ultimi 30 km sono gli stessi della 6° tappa del 2016 quando a vincere fu Simon Yates dopo una corsa avvincente. L’ultima ascesa verrà superata a circa 3,5 km dal traguardo, dando la possibilità di arrivare al traguardo in solitaria, come fatto dall’inglese.

Finale Luintra 2

La 12° frazione circola principalmente sulla terribile (sportivamente parlando) e magnifica costa galiziana, che presenta continui mangia e bevi. Il tracciato ricorda vagamente quello della Santiago de Compostela – Ferrol del 2012, quando un allora poco conosciuto Cummings anticipò i compagni di fuga. Gli ultimi 20 km (mappa interattiva) possono riservare sorprese, probabilmente non produrrà scossoni in chiave classifica generale, ma per la vittoria parziale la lotta dovrebbe rivelarsi avvincente.

Finale Faro Estaca de Bares 2

Un peccato però che non abbiano sfruttato appieno le possibilità offerte dalla zona per disegnare una vera e propria trappola per favorire gli attaccanti, preparando il terreno per imboscate: a seguire la mia alternativa per il finale – mappa interattiva.

Finale Faro Estaca de Bares alternativa
Profilo del finale alternativo

Da questo momento in poi iniziano i disastri. La Camperona, il simbolo del Guillenismo, viene riproposta per la terza volta in cinque anni – 2014 (profilo, video), 2016 (profilo, video). Le domande che sorgono spontanee sono: che bisogno c’era? Perché la Castilla y Leon si ostina a pagara la Vuelta per arrivare in cima a questo obbrobrio? Ciclismo-youtube allo stato puro.

 

Candas - La Camperona

Non contenti, hanno deciso di bissare il giorno seguente con l’arrivo a Les Praeresprofilo interattivo. Non basta più ora l’accusa di omicidio volontario, ma questo è passibile anche di accanimento sul cadavere. La varietà deve essere una caratteristica fondamentale delle corse a tappe, perché proporre consecutivamente due tracciati in cui, a meno di cataclismi, succederà la stessa cosa? Prima di arrivare alla salita finale i ciclisti dovranno affrontare Colladona, Mozqueta (uno dei versanti della Colladiella) e Faya de los Lobos (e non Falla), ma molto probabilmente nessuno si muoverà in vista della “bestia” finale. Con le belle tappe che si possono disegnare nella zona poi…

Finale Les Praeres 2

Terzo giorno nelle Asturie e terzo arrivo in quota. Si conclude a Lagos de Covadonga, una cima usata e abusata dalla Vuelta dalla sua scoperta nel 1983 (profilovideo): ben 20 visite in 36 anni. La miticità di questa asperità sembrava essere ormai svanita dopo così tanti utilizzi, come per la bellezza di un vestito indossato troppe volte, ma una scalata magnifica di Quintana nel 2016 l’ha riportata ai fasti di un tempo (profilovideo). Il punto chiave di questa asperità, come sempre, è la Huesera: qui ci si deve muovere se si vuole fare veramente la selezione, dopo un adeguato forcing ovviamente.

https://pbs.twimg.com/media/DTLtjE4XkAUjQnt.jpg:large

Questa volta Unipublic ha preparato il più duro avvicinamento di sempre alla salita dei laghi (confronto storico profili): doppia passaggio sul Fito e buoni tentativi di togliere il falsopiano tra questo e l’ultima salita. Ovviamente mettere una tappa del genere alla fine del trittico sarebbe generalmente un errore, ma le due precedenti sono muriti, quindi le possibilità di attacchi da lontano rasenterebbero in ogni caso lo zero.

Finale Lagos de Covadonga 2

Dopo l’ultimo giorno di riposo arriva finalmente la crono, tardiva e decisamente troppo breve, ma almeno è posta ad inizio settimana, così da non condizionare negativamente lo svolgimento di altre frazioni. Il percorso è piuttosto vallonato e per questo non perfetto per gli specialisti. Non è abbastanza per equilibrare il percorso e avrebbero potuto farla facilmente di più di 40 km – mappa interattiva alternativa.

Santillana del Mar - Torrelavega ITT 2

Si entra nel Pais Vasco per un altro arrivo in salita, il settimo. L’avvicinamento è piuttosto interessante e affaticherà le gambe prima del Monte Oiz, grande protagonista di giornata. La sequenza di Lekoitz-Gane e Gontzegaraigane dovrebbe essere presa a grande velocità e per questo selezionare il gruppo in vista dell’erta conclusiva. Questa non è il classico murito, ma una salita vera e propria che conta 8 km a più del 9% di pendenza media, con punte molto arcigne. La zona di arrivo è il punto panoramico da cui si può ammirare l’intera Bizkaia, con viste notevoli. Avrebbero potuto anche cercare qualcosa di più duro (mappa interattiva alternativa), ma anche così è un buon disegno.

Finale Monte Oiz 3

La 18° frazione, completamente pianeggiante, unirà Aragona e Catalunya e sarà una mera transizione in vista del “gran” finale andorrano. Le ultime due tappe decisive infatti si concluderanno nel Principato, schivando per l’ennesima volta il Berguedà. La prima sarà una unipuerto, decisione veramente criticabile: la Rabassa è sì una buona salita con una prima parte arcigna, ma poi va spianando. Il fatto che sia nella terza settimana fa sperare che i favoriti si muoveranno fin da subito, però andare ad Andorra per proporre una tappa del genere sfida ogni logica.

Lleida - La Rabassa

Sarebbe stato decisamente più intelligente affrontare La Gallina (un Especial di passo, quelli che tanto mancano al percorso) prima dell’ascesa finale, così da scremare notevolmente il gruppo, dando anche la possibilità agli attaccanti di provarci da lontano. Una scelta elementare.

Lleida - La Rabassa alternativa
Profilo dell’alternativa

L’ultima tappa prima della passerella di Madrid si svolgerà interamente in territorio andorrano e sarà estremamente breve e piena di salite, come vuole la moda del momento. Come detto in più occasioni, non sono contro questo tipo di frazioni, quando però queste hanno un senso: i 65 km del Tour, già criticati nell’analisi della Grande Boucle, prevedono la salita più dura di giornata alla fine = errore. Questa volta le rampe del Beixalis favoriscono di più i movimenti dalla lunga distanza, ma dell’arrivo in quota al Santuario del Canolich (i primi 7,5 km della Gallina, cima usata per la prima volta nel 2012 – profilo, video) non se ne sentiva veramente il bisogno. Guillen sembra non aver imparato niente dalla magnifica San Lorenzo el Escorial – Cercedilla, anch’essa a fine Vuelta, ma che (sorprendentemente) si concudeva in discesa.

Andorra - La Gallina

Di alternative se ne possono disegnare a bizzeffe visto che l’orografia del Principato di Andorra lascia solo l’imbarazzo della scelta. Così, senza perdere la caratteristica della brevità, si poteva proporre una sequenza ben più interessante, concludendo però in discesa, con lo stesso finale della tappa dello scorso anno (profilovideo). Inizio subito duro con Comella e Ordino per attacchi fin dalla partenza, Rabassa per prepare il terreno, Gallina (da Fontaneda, come nel 2015 – profilo) per il movimento decisivo e Comella di nuovo per aumentare definitivamente i distacchi. Volendo si sarebbe potuto aggiungere anche il Beixalis prima di scendere verso Andorra la Vella, così da avere più chilometri di spettacolo – profilo alternativa.

Andorra - Andorra alternativa 2
Altimetria dell’alternativa

In conclusione: a questo GT mancano veramente troppe caratteristiche fondamentali e una prima settimana accettabile non può salvarlo da una grave insufficienza. Unipublic sta provando a cancellare le tappe di fondo, ho paura che il prossimo passo sarà la riduzione a due settimane.

(Foto di intestazione di Martin James)

Raffaele Filippetti (@raffilpt)

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