Corridori TNT 2017, chi è esploso e chi no

La stagione ciclistica europea è ormai finita da un po’ ed è giunto il momento di tirare le somme. Come lo scorso anno facciamo una revisione dei potenziali corridori TNT, le nostre scommesse. Chi ha deluso e chi invece è scoppiato in tutto il suo talento.

I 5 di @raffilpt

Fabio Felline Laigueglia 2017 (Sirotti)
Il traguardo del Laigueglia. Sirotti

Fabio Felline (Trek-Segafredo). La stagione del ciclista piemontese è iniziata come meglio non poteva, cioè con le braccia al cielo: con la maglia della selezione azzurra, infatti, il corridore della Trek ha dominato il Trofeo Laigueglia (risultativideo) in una giornata piovosa. Il suo ottimo momento è proseguito alla Vuelta a Andalucia, dove ha aiutato Contador e chiuso 5° nella crono, e alla Omloop Het Nieuwsblad, che ha concluso al 4° posto, dietro corridori del calibro di GVA, Sagan e Vanmarcke. La Strade Bianche era uno dei suoi obiettivi, ma una caduta l’ha ben presto tagliato fuori dalla lotta per la vittoria. Alla Sanremo e sul pavé ha lavorato per Degenkolb, ma è riuscito a batterlo alla E3, finendo 11°. Ansioso di avere la sua chance sulle Ardenne, ha dovuto però attendere il Romandie, visto che sulle colline belghe si è dovuto accontentare di un 16° posto alla Liége-Bastogne-Liége, definito da lui stesso molto deludente. Nella corsa svizzera ha vinto il prologo (di nuovo sotto la pioggia) e chiuso al 4° posto la generale. Dopo lo stop puntava ad arrivare bene al Tour, ma la toxoplasmosi gli ha rovinato i piani, condizionandolo per il resto della stagione. Proverà quindi a rifarsi nel 2018, dove avrà come obiettivo le classiche (sia vallonate che sulle pietre) e le corse di una settimana.

Jesus Herrada CN Soria 2017 (Marca)
La vittoria al Campionato nazionale di Soria. Sirotti

Jesús Herrada (Movistar Team). Mi aspettavo decisamente di più dal più giovane dei fratelli Herrada. Ha fatto vedere la sua qualità soltanto in pochissime occasioni, su tutte al GP de Montreal, chiuso al 2° posto. Partito con una decente 13° posizione al Tour Down Under, ha svolto compiti di gregariato fino al Tour de Romandie, dove ha raggiunto il podio nella tappa di Champery ed è riuscito ad entrare nei 10 della generale. La 3° posizione colta nella frazione dell’Alpe d’Huez al Dauphine ha mostrato la sua condizione, concretizzata al Campionato Nazionale spagnolo (profilovideo), vinto di fronte al compagno di squadra Valverde, sempre molto generoso al momento di regalare gioie ai compagni nella competizione per il titolo. Ha corso il suo terzo Tour de France da gregario, ma, come praticamente tutta la squadra, non ha brillato. Le classiche canadesi sono state l’unico bagliore nel finale di una stagione conclusa com’era iniziata (con un 13° posto) in Cina, nel neonato Tour of Guangxi. Nel 2018 abbandonerà la Movistar dopo ben 7 stagioni, in cerca di nuovi stimoli e più libertà alla Cofidis.

Primoz Roglic TDF 2017
Primoz sul podio del Tour de France

Primoz Roglic (LottoNL-Jumbo). L’esplosione dell’alfiere della squadra olandese è stata decisamente fragorosa. Mi aspettavo importanti risultati soprattutto nelle corse di una settimana e questi non sono di certo mancati. Vittoria all’Algarve, 4° posto alla Tirreno-Adriatico, 5° più due vittorie di tappa alla Vuelta al Pais Vasco, 3° più trionfo nella cronometro al Tour de Romandie per concludere la primavera e 2° allo Ster ZLM Toer, con tanto di successo nel prologo, in preparazione al Tour de France. L’esordio nella corsa francese è iniziato male, con una caduta nella prova contro il tempo di Düsseldorf, a cui puntava molto, ma nella 17° tappa è riuscito ad alzare le braccia al cielo grazie ad un fuga, togliendosi lo sfizio di staccare Contador sul Galibier. La sfortuna è tornata a colpirlo nella crono di Marsiglia, dove ha sofferto numerosi problemi meccanici, ma comunque la sua prima Grande Boucle può dirsi ottima. Per concludere l’anno ha chiuso al 2° posto la prova contro il tempo del Campionato del Mondo di Bergen, riuscendo ad essere l’unico a rimanere sotto il minuto di distacco da Dumoulin ed anticipando Chris Froome. Non sarà semplice fare meglio il prossimo anno, ma l’ex saltatore non conosce ancora i suoi limiti. Diciamo, usando il gergo del suo magnifico vecchio sport, che è ancora nei primi 30 metri e sta trovando ottima pressione sotto gli sci. Sta a lui ora sfruttarla e chiudere con un gran telemark.

Michael Valgren Paris-Nice 2017 (Cor Vos)
Valgren in azione alla Paris-Nice. Cor Vos

Michael Valgren (Astana Pro Team). Il danese ha colto sorprendentemente i risultati migliori nelle Fiandre e non nelle Ardenne: il 6° posto alla E3 e l’11° al Ronde mettono in evidenza un miglioramento importante sulle pietre, accompagnato da un’ottima visione tattica. La sua campagna delle Ardenne si è bloccata bruscamente con la terribile caduta alla Fleche Wallonne, che l’ha costretto a saltare la corsa a lui più cara: la Liegé-Bastogne-Liége. Al Tour ha dovuto lavorare per i compagni, ma al BinckBank si è tolto un sfizio importante cogliendo il 6° posto nella generale grazie ad una grande prestazione nella tappa di Houffalize (risultativideo). Per prepararsi al Mondiale ha partecipato al suo amato PostNord Danmark Rundt (che ha vinto 2 volte), chiudendo al 2° posto, anticipato solo da un incredibile Mads Pedersen, veramente ispirato in quel periodo. Nella prova iridata si è fatto vedere, attaccando nell’ultimo giro e poi tirando molto nel finale per il compagno Magnus Cort, autore poi di un folle tentativo da finisseur. Inutile nascondere che da lui mi aspettavo di più, ma ha lanciato comunque segnali interessanti per il futuro, soprattutto sul pavé.

Tour of Denmark stage-5
La vittoria al Tour of Denmark. Cor Vos

Max Walscheid (Team Sunweb). Inizio di stagione molto complicato per il velocista tedesco, sempre in ritardo di condizione e con guai fisici dovuti anche a cadute. Ha dovuto attendere giugno e lo Ster ZLM Toer per le prime soddisfazioni, con qualche piazzamento di rilievo. Al Tour de Pologne ha raggiunto il primo podio nel WT, mentre al PostNord Danmark Rundt ha timbrato per la prima volta nell’anno il cartellino, dimostrando un miglioramento sugli strappi (risultativideo). Però quando uno sprinter vince per la prima volta a settembre c’è evidentemente qualche problema. I risultati migliori sono arrivati al Tour of Guangxi, dove in più occasioni ha sfiorato la vittoria contro Gaviria. Sono convinto che Walscheid abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori sprinter del mondo e va considerato che questa era la sua prima stagione intera da prof, visto che l’incedente del gennaio 2016 lo ha tenuto fuori per quasi cinque mesi. Deve trovare un po’ di continuità e prepararsi adeguatamente durante l’inverno.

I 5 di @RickyFilips95

Alexey Lutsenko 20 - Vuelta a Espana 2017 - Alcossebre - Ermita de Santa Lucia - Bettiniphoto
Lutsenko a braccia alzate ad Alcossebre. Bettiniphoto

Alexey Lutsenko (Astana Pro Team). La stagione del kazako può essere considerata come un altro gradino scalato verso il suo massimo livello. Se infatti sono arrivati il primo podio in una classica alla Dwars Door Vlaanderen e la prima vittoria in un GT alla Vuelta (con un’altra tappa sfiorata), è mancata un po’ la costanza di risultati e anche la consistenza per fare classifica in una corsa di una settimana. Non sono mancati i suoi fantastici assoli, come quello nella seconda frazione del Delfinato, nella quale, dopo aver perso l’azione giusta il giorno prima, attaccò sulla salita a centro tappa per raggiungere i fuggitivi della mattinata e poi staccarli tutti nel finale, venendo ripreso soltanto negli ultimissimi chilometri dal gruppo. O anche il suo splendido tentativo prima dell’Izoard, appena undici giorni dopo la durissima caduta sofferta a Chambery, per non parlare poi della sua vittoria ad Alcossebre (video), un vero capolavoro di potenza e tattica. Dopo il podio alla Dwars, Alexey ha deluso nelle altre Classiche di primavera, però a fine stagione, come sempre, si è fatto trovare in grande spolvero: oltre all’ormai abituale vittoria al Tour of Almaty, è arrivata anche una top 10 al Mondiale di Bergen, dove è stato anche autore di più di un tentativo nel finale. È superfluo dire che nel 2018 mi aspetto un altro passo in avanti dal ciclista kazako, sperando in un po’ più di libertà dopo l’addio di Aru.

Gianni Moscon 7 - Paris-Roubaix 2017 - Tim De Waele
Moscon in azione sul pavé della Roubaix. Tim De Waele

Gianni Moscon (Team Sky). Personalmente credo sia impossibile trovare un corridore esploso più del trentino quest’anno. Dopo un inizio di stagione nel quale ha cercato la miglior condizione ed ha lavorato molto per i compagni, ha cominciato a carburare nelle classiche del pavé, facendosi vedere spesso davanti (in particolare scollinò spalla a spalla con Boonen al primo passaggio sul Kemmelberg alla Gent-Wevelgem), per poi arrivare a cogliere un eccezionale 5° posto alla Parigi-Roubaix, corsa in maniera magistrale. Ma è stato ad agosto che Gianni ha davvero dato fuoco alle polveri: dopo una grande fuga nella tappa regina della Route du Sud e la vittoria al campionato italiano a cronometro, il giovane alfiere della Sky ha aiutato Landa a vincere la Vuelta a Burgos e poi è stato fondamentale scudiero di Froome al GT spagnolo, chiudendo 2° in una volata e, soprattutto, distinguendosi in brutali trenate nelle tappe di montagna (con un impressionante 13° posto sull’Angliru) e sui duri muri della Penisola Iberica. Ma non è finita qui, perché Moscon ha chiuso la stagione ancor più in crescendo: bronzo nella cronosquadre mondiale, 6° ad appena 8″ dal podio nella cronometro individuale, 5° sul San Luca di Bologna al Giro dell’Emilia e incredibile 3° al Lombardia, diventando il primo dal 1996 capace di entrare nei 5 nell’Inferno del Nord e nella Classica delle foglie morte nella stessa stagione (fonte). Oltre a questi risultati clamorosi, il 23enne di Livo ha fatto vedere anche cose pessime: dall’insulto razzista rivolto a Kevin Reza durante il Tour de Romandie, alla caduta di Reichenbach alla Tre Valli Varesine che lo svizzero imputa all’italiano, passando per il traino ricevuto dall’ammiraglia della Nazionale al Mondiale, che lo ha riportato in gioco dopo una caduta e gli ha permesso di andare all’attacco insieme ad Alaphilippe fino agli ultimi chilometri (prima che la giuria lo squalificasse). Il prossimo anno, considerando anche che ha concluso il suo primo GT, potremmo assistere ad un altro balzo in avanti, che potrebbe portarlo sull’Olimpo dei migliori ciclisti del mondo, perché il ragazzo ha un potenziale enorme dal punto di vista sportivo, ma bisogna prima lavorare tanto sulla sua mentalità, sempre che sia possibile…

Cycling: 74th Tour of Poland 2017 / Stage 3
Teuns trionfatore davanti a Sagan sull’arrivo di Szczyrk. Tim De Waele

Dylan Teuns (BMC Racing Team). A seguire il sopracitato Moscon, nella portata dell’esplosione, in compagnia di Roglic c’è sicuramente il giovane fiammingo. Dopo un inizio di stagione in sordina, correndo spesso al servizio dei capitani, come alla Dwars Door Vlaanderen, nella quale si era inserito in una buona fuga, pensando sempre ad un obiettivo: le Ardenne. Arrivato quel periodo la forma era al top e tutti se ne sono accorti, dato che Dylan si è esibito in una spettacolare scalata del Mur de Huy, cogliendo un magnifico podio alle spalle di Valverde e Dan Martin, mettendo dietro specialisti del calibro di Henao, Albasini e Kwiatkowski. Alla Liegi è tornato al servizio di Van Avermaet, ma le gambe non erano quelle di qualche giorno prima, cosa alla quale credo  che rimedierà il prossimo anno. Dopo un Giro d’Italia senza troppi spunti (difficile essere al meglio per uno che punta forte alle Ardenne), nonostante una spettacolare fuga solitaria nell’ultima tappa di montagna, arrivata la fine di luglio il giovane BMC si è trasformato. È passato da 0 a 8 vittorie in carriera in 22 giorni, con 5 successi di tappa e 3 classifiche generali consecutive, a Tour de Wallonie, Tour de Pologne e Arctic Race of Norway, mostrando una capacità di gestire la corsa ed una freddezza spaventose, condite con un’esplosività devastante, lasciando pensare che Valverde si fosse improvvisamente impossessato del suo corpo. Dopo una breve pausa non è riuscito a ritrovare quella condizione spaventosa per Mondiale e Lombardia, però la sua stagione rimane eccezionale. Il 2018 dovrà essere l’anno della conferma, che spesso risulta il più difficile per gli sportivi, ma chi segue Teuns da tempo sa che ha la stoffa per trovare la costanza di risultati che lo possano portare ad essere uno dei più forti al mondo nelle corse vallonate.

Tour of Oman stage 2017-5
Morton all’attacco sulla Green Mountain. Cor Vos

Lachlan Morton (Team Dimension Data). L’australiano era il più rischioso dei miei TNT ed infatti è l’unico che ha deluso. Non che un anno di assestamento non fosse nelle attese, data soprattutto la tipologia e la storia del corridore, ma avevo comunque la speranza di vederlo al top in qualche corsa di montagna. Oltre all’esperienza, anche un paio di risultati non sono stati da buttare: in particolare le buone prestazioni all’Amgen Tour of California (con una splendida azione nell’ultima tappa, molto nel suo stile, dopo una sfortunatissima cronometro il giorno prima, con un problema meccanico dopo 100 metri) e al Tour of Oman, che ricorda molto le corse americane per strade e percorsi, con un’ottima scalata alla Green Mountain. Inoltre il primo GT nelle gambe farà sicuramente bene al fisico di Lachy, che nel 2018 spererà di trovare quel che serve per brillare anche nelle corse europee.

BinckBank Tour 2017
Stuyven esultante a Geerardsbergen. Bettiniphoto

Jasper Stuyven (Trek Segafredo). L’inizio di stagione del belga di Leuven è stato molto simile a quello dello scorso anno, con la Kuurne-Bruxelles-Kuurne stavolta solo sfiorata, battuto da Sagan in volata. È stato però nel momento focale della sua stagione che le cose si sono complicate: dopo la Tirreno, infatti, le gambe hanno smesso di girare come avrebbero dovuto e Jasper ha inanellato una serie di brutte prestazioni preoccupanti sulle sue amate pietre. Quando le classiche erano ormai alla conclusione, il fiammingo ha però tirato fuori la grinta del grande corridore e alla Roubaix ha fatto vedere di che pasta è davvero fatto: all’attacco a lungo, ha saputo lottare fino al Velodromo per cogliere un gran 4° posto, primo piazzamento nei 10 in una Classica monumento per l’alfiere della Trek, visibilmente commosso al traguardo. Da qui in avanti la stagione è proseguita in discesa, con un Giro corso da protagonista, soprattutto nella prima settimana, con solo la vittoria che è sfuggita al belga sul traguardo di Terme Luigiane, ed un 2° posto nella classifica della maglia ciclamino, battuto solo dal dominatore degli sprint Gaviria. Ma è stato ad agosto che Jasper ha davvero fatto il salto di qualità: al BinckBank Tour, dopo aver aiutato Theuns nelle volate, è stato eccezionale 3° sulle Ardenne nella tappa di Houffalize, per poi andare all’attacco e vincere la frazione dei muri fiamminghi con arrivo a Geraardsbergen, salendo sul podio finale di una corsa WT per la prima volta in carriera. Se Stuyven riuscirà ad evitare problemi fisici e a tenere un livello costante in primavera, si potrà togliere grosse soddisfazioni nella prossima stagione.

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Küng con un problema meccanico alla OHN. Sirotti

Bonus. Annus horribilis per Capiot dopo un’ottima annata 2016, soprattutto per colpa di un grave problema ad un ginocchio, che l’ha costretto ad operarsi. Ha corso pochissimo, punterà sicuramente a rifarsi nel 2018. Altra storia per Molano: il giovane colombiano non ha solo vinto due tappe alla Volta ao Alentejo davanti ad esempio a Barbero, ma ha anche chiuso al 3° posto il GP de Denain, dietro a due fenomeni come Demare e Bouhanni. Meurisse si è confermato un ciclista solido, portando in casa Wanty risultati di livello come la 2° posizione alla Volta Limburg Classic, il 6° posto al Circuit de la Sarthe e soprattutto la piazza d’onore dietro ad un certo Van Avermaet al Tour de Luxembourg. Non nascondiamo che ci aspettavamo comunque qualcosa di più da lui. Lo stesso discorso vale per Debesay, che ha vinto l’arrivo in salita del Tour de Langkawy, chiudendo poi al 5° posto nella generale, e che è riuscito ad entrare nei 10 nell’ultima corsa WT dell’anno, il Tour of Guangxi, senza però raggiungere lo straordinario livello toccato all’Abu Dhabi Tour 2016. Per Küng tanta sfortuna, con problemi meccanici inopportuni nelle classiche del Nord e tanti 2° posti, soprattutto al Tour de Suisse (sia nel prologo che nella crono conclusiva) e nella prova contro il tempo di Düsseldorf alla Grande Boucle. È stato comunque bravo a cogliere due vittorie: una magnifica fuga al Tour de Romandie e la crono del BinckBank Tour. Oltre all’ormai classico buon finale di stagione (maglia scalatori alla Vuelta, 5° alla Tre Valli Varesine, 15° al Lombardia), Villella ha raggiunto un livello notevole ad aprile, con un solido Tour of the Alps, abbandonato l’ultimo giorno per arrivare più fresco alla Liége-Bastogne-Liége. Nella Doyenne ha attaccato sulla Côte de Saint-Nicolas nel tentativo di aiutare il capitano Formolo, poi ripreso negli ultimi 700 metri. Anche lui però non ha colto i risultati che ci si poteva aspettare. Avevamo definito Shalunov come “enigmatico” e infatti il suo rendimento è stato indecifrabile. Unica prova di spicco, oltre a qualche fuga, il 6° posto nell’arrivo in salita di Piancavallo al Giro, non certo il suo terreno.

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