Tom Boonen: storia di un campione

Proprio ieri Tom Boonen, nella sua natìa Mol, ha dato l’ultimo saluto ufficiale ai suoi tifosi (TomSaysThanks). Da appassionato e suo tifoso ho voluto provare a ripercorrere la grande e intensa carriera di Tommeke, dalle sue origini sino ad oggi…

GLI INIZI

Tutto iniziò venerdì 10 ottobre 1980 quando, in una casa della municipalità di Balen, situata a ridosso del canale Dessel-Kwaadmechelen, viene alla luce Tom Boonen. In quella casa vivevano i suoi nonni paterni e il padre André con la moglie Agnes. Poco dopo arrivò anche Sven e la famiglia di Tom decise di trasferirsi (in zona dove i figli potessero giocare più sicuri). Quella casa divenne poi una taverna (taverna De Waterhoek) gestita dai nonni di Tom e tutt’ora esistente.

La taverna De Waterhoek a Balen. Photo News-HLN.be

Nonostante il padre sia stato un ciclista professionista (dal 1979 al 1984, tuttavia senza ottenere risultati di rilievo) e, dopo il ritiro, un rappresentante per la Ridley (marchio di biciclette dal cuore belga), André non ha mai forzato il piccolo Tom alla bici, lasciando che tutto venisse da sè.

André Boonen nel 1983. Erik Van Herck-Cycling Archives

La svolta avvenne quando Tom, all’età di 12 anni, venne convinto da dei suoi amici a partecipare a una corsa promozionale scolastica al circuito automobilistico di Zolder. Nonostante non avesse mai guidato una bici da corsa e l’unico utilizzo che Tom faceva della bici era per spostarsi con gli amici e per andare a scuola, Boonen vinse nettamente quella gara. Da quel momento il giovane Tom iniziò a pedalare e, un anno dopo, si iscrisse ad un team di amatori e dilettanti, la Kortrijk Groeninge Spurters. Come direttore sportivo della squadra c’era Dirk Demol, fresco ex-professionista (vincitore a sorpresa di una Roubaix, che fu la sua unica vittoria in carriera), il quale si rivelò una figura fondamentale nella carriera di Tom.

Foto di gruppo della Kortrijk Groeninge Spurters. Il primo in alto a sinistra è Tom, al suo fianco Gorik Gardeyn e Stijn Devolder. Bloggen.be

Mentre coltivava la sua passione per le auto all’Istituto Tecnico Sint-Paulus di Mol, solo a 16 anni, Boonen iniziò a dedicarsi seriamente al ciclismo, e i risultati si videro subito: Tom infatti arrivò 2° al campionato nazionale di categoria (dietro un certo Gert Steegmans, che poi si rivelerà uno dei compagni più fidati in carriera).

Il tempo passa e Tom continuava a crescere e a migliorarsi: nel 1997, al primo anno da juniores, arrivarono sette vittorie per lui, tra le quali i campionati provinciali e nazionali a cronometro. Il 1998 andò ancora meglio, con 9 vittorie tra le quali il campionato provinciale in linea e altri buoni risultati come il podio nel campionato nazionale a crono (video della vittoria alla Wortegem Koerse). Venne così il 1999 e Boonen passò tra i dilettanti (beloften, come li chiamano in Belgio). Quell’anno Boonen raccolse una sola vittoria, ma accumulò molta esperienza iniziando a correre anche all’estero raccogliendo anche ottimi risultati come: 2° al GP Univest (corsa americana, ora The Reading 120), 6° alla Paris-Roubaix Espoirs e alla Ronde van Limburg e 10° alla Ronde van Vlaanderen Beloften.

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Un giovane Tom Boonen in corsa. Nico Mattan

Il 2000 rappresentò un ulteriore anno di crescita in cui arrivarono otto vittorie tra le quali le prime nelle corse a tappe e la prima di livello internazionale come la Paris-Tours Espoirs, oltre al 3° posto alla Roubaix Espoirs e al podio al campionato nazionale. Tutti questi risultati attirarono l’attenzione di alcune squadre, delle quali la più interessata sembrò essere l’americana US Postal. Lo squadrone del re del Tour Lance Armstrong gli propose così un periodo da stagista a fine anno disputando il Circuit Franco-Belge (ora Tour de l’Eurométropole). Da questa esperienza Boonen ne uscì senza sfigurare (una top 10 di tappa e 22° nella GC) ma soprattutto con la consapevolezza di avere le possibilità per un futuro e una carriera da corridore.

La vittoria alla Paris-Tours Espoirs nel 2000. Sullo sfondo Samuel Dumoulin e Voeckler. CorVos

Il 2001 fu un anno di transizione per Tom, un ultimo anno da beloften preparandosi per il salto tra i pro’ ormai vicino, in cui raccolse dieci vittorie, tra le quali spicca il campionato nazionale, ma soprattutto podi alle grandi classiche come Liegi, Roubaix e Het Volk. Fu anche il primo anno in cui Boonen venne convocato ai Mondiali che concluse al 37° posto.

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Boonen impegnato ai Mondiali U23 di Lisbona nel 2001

TEMPO DI PRO’

Arrivò così il 2002 e Boonen venne catapultato nel mondo del professionismo. L’anno iniziò bene con un 7° posto alla Kuurne e nella GC della Driedaagse De Panne. Venne così la prima classica monumento, la Ronde, dove Boonen concluse con un buon 24° posto nel gruppo alle spalle dei migliori lavorando per il capitano Hincapie. Due giorni dopo arrivò un bel 7° posto alla Gent-Wevelgem; la forma c’era e Tom era pronto per aiutare il leader, George Hincapie, alla caccia della vittoria alla Roubaix.

Tom Boonen al Campionato Nazionale 2002. Celine Tytgadt

Paris-Roubaix, 14 aprile 2002 – Alla partenza è freddo e soleggiato, ma andando avanti in direzione della corsa il cielo è minaccioso. È anche una giornata ventosa, si prevede più bagarre del solito per la fuga del mattino. Pronti via e col vento si formano ventagli che fanno andare via una maxi-fuga di ben 33 corridori tra i quali c’è anche Tom. Intanto sulla corsa le condizioni peggiorano e, oltre al forte vento e al freddo, si aggiunge anche la pioggia. Come l’anno prima si prevede una Roubaix bagnata, un bagno di fango. Di tratto in tratto la fuga perde componenti ma Boonen è ancora lì, fino alla terribile Trouée d’Arenberg dove esplode definitivamente la corsa: in testa, insieme a Tom, rimangono solo 3-4 corridori mentre dietro si scatena la bagarre con corridori come Museeuw, Hincapie, Wesemann e Michaelsen che partono alla caccia della fuga. Il ricongiungimento arriva poco dopo Mons-en-Pévèle quando, lungo il settore successivo, Museeuw forza il ritmo e ottiene un leggero vantaggio, mentre gli altri lasciano Hincapie e Boonen a gestire l’inseguimento. A causa del fango il pavè è molto scivoloso e, complice anche il forte vento, nel settore di Pont-Thibaut una caduta spezza il gruppo inseguitore lasciando i soli Boonen e Hincapie ad inseguire Museeuw. Tom pedala bene, sembra averne ancora per il suo capitano, fino a quando Hincapie improvvisamente scivola e si ritrova in un fosso. Appena Boonen si gira e si accorge dell’accaduto esita un attimo pensando se sia meglio aspettarlo o no, ma ormai la corsa è andata e perciò guarda avanti e tira dritto. Museeuw intanto ha già minuti di vantaggio, oggi è imbattibile, e Boonen, iniziando ad accusare la stanchezza, viene ripreso da Wesemann. Al velodromo il Leone delle Fiandre arriva trionfalmente con 3′ su Wesemann che, negli ultimi metri, ha staccato un esausto Boonen.

De honderdste editie van Parijs-Roubaix, 14-4-2002 foto Cor Vos ©2002 Tom Boonen en Wilfried Wesemann
Una maschera di fango sul volto di Boonen subito prima di tagliare il traguardo a Roubaix. CorVos
Boonen in un tratto di pavè inseguendo in solitaria Museeuw. Sirotti

Da questa Roubaix Boonen ne uscì con la consapevolezza di poter fare qualcosa di grande in futuro alle classiche, sensazione confermata dallo stesso Museeuw sul podio che lo definì come il suo erede.

La stagione 2002 continuò con un’unica vittoria all’Uniqa Classic e ancora tanta esperienza accumulata.

Zolder: WK wielrennen op de weg voor Elite,13-10-2002 foto Cor Vos ©2002 Tom Boonen
Tom Boonen in azione ai Mondiali di Zolder. CorVos

Il 2003 vide il passaggio alla Quickstep-Davitamon. Nonostante ancora un anno di contratto con la compagine americana Tom decise di sciogliere il contratto aggregandosi a una squadra che avrebbe dedicato grande attenzione alle classiche, le sue corse, e che gli avrebbe permesso di correre di più in Belgio. La stagione non fu proprio esaltante, raccogliendo solo un 3° posto alla Gent (con tanto di caduta sul traguardo>>video), un 5° alla Het Volk e una sola vittoria al Tour of Belgium.

Il 2004 vide l’esplosione dello sprinter Boonen, con ben 14 vittorie tra le quali spiccano due tappe al Tour (specialmente la tappa finale sugli Champs-Élysées), la Gent-Wevelgem, l’E3 Prijs Vlaanderen e lo Scheldeprijs.

Tom Boonen vincente sugli Champs-Elysées. TDW Sport|Tim de Waele

Ormai Tom era un big, uno dei protagonisti del gruppo, e i tempi sembravano maturi per ambire a una grande classica.

ESPLODE UNA STELLA

Venne così il 2005 e Boonen partì subito da protagonista con un 2° posto alla Het Volk (corsa che non è mai riuscito a vincere) proseguendo con due vittorie alla Paris-Nice e l’8° posto alla Sanremo. Iniziò così il periodo delle classiche e Tom partì subito con la vittoria alla E3 Prijs Vlaanderen.

Ronde van Vlaanderen, 3 aprile 2005 – La Ronde van Vlaanderen numero 89 si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo del compianto Papa Giovanni Paolo II. È una bella giornata nella scenografica e stracolma di gente piazza del mercato di Brugge. Dopo la vittoria all’E3 Prijs Vlaanderen Boonen è stato vittima di una doppia caduta nell’ultima tappa della Driedaagse de Panne che l’ha costretto al ritiro e non sembra essere tra i primissimi favoriti. La corsa intanto parte e prosegue e in modo lineare fino a quando i T-Mobile non aprono le danze: Zabel infatti sembra essere molto attivo e propositivo provando più volte ad andarsene riuscendo a guadagnare un minimo vantaggio insieme all’italiano Petito che però sul Valkenberg, a circa 30 km dal traguardo, viene annullato dall’attacco di Van Petegem, Klier e Boonen. Boonen sa che Zabel è un cliente troppo pericoloso da portarsi in volata e perciò sul Muur, a 20 km dal traguardo, Tom forza il ritmo portandosi dietro Klier e Van Petegem. Ballan, Zabel e Petito riescono tuttavia a rientrare nella successiva discesa. Così, sull’ultima asperità del Bosberg, Van Petegem prova di nuovo a forzare quando però si vede passare da Boonen che rilancia l’azione mettendo in crisi pure lo stesso Van Petegem. Dopo lo scollinamento i pochi metri di vantaggio che Tom ha accumulato crescono rapidamente diventando decine di metri. È chiaro come Boonen oggi abbia una marcia in più e sia imprendibile. All’arrivo Boonen può così godersi appieno la sua prima vittoria in una classica monumento. Gli ha stroncati tutti arrivando da solo a Meerbeke davanti a una folla, la sua gente, entusiasta.Sembra quasi di sognare ma è tutto vero Tom, hai vinto il tuo primo Giro delle Fiandre. 

Boonen in the 2005 Tour of Flanders
Boonen all’attacco sul Bosberg nel tentativo, poi riuscito, di staccare Van Petegem. BikeRaceInfo
Tom Boonen wins the 2005 Ronde van Vlaanderen
Il trionfo in solitaria a Meerbeke di Tommeke. BikeRaceInfo

Dopo la strepitosa vittoria nella corsa di casa Boonen si ripeté una settimana dopo regolando agevolmente al velodromo l’ex capitano Hincapie e Flecha.

Braccia al cielo per Tom Boonen alla sua prima Roubaix. TDW Sport|Tim de Waele

World Championships, 25 settembre 2005

Daar en trosje, met wellicht ook Tom Boonen. Maar ze komen tekort” (C’è il gruppo, forse con Boonen, ma mancano i belgi)

Daar komen de landgenoten. Ze zijn erbij” (arrivano i connazionali, sono qua)

Tom Boonen komt eruit. Tom Boonen parkt nu over. Tom Boonen over Valverde” (Tom Boonen sta venendo fuori. Tom Boonen sta subentrando. Tom Boonen su Valverde)

Tommeke! Tommeke! Tommeke! Wat doe je nu?! Tom Boonen gaat wereldkampioen worden! Tom Boonen is wereldkampioen!” (Tommeke! Tommeke! Tommeke! Cosa stai facendo?! Tom Boonen sarà campione del mondo! Tom Boonen è campione del mondo!)

Sono le parole ormai scritte nella storia di Michel Wuyts, storico telecronista fiammingo dell’emittente Sporza, del finale di quei Mondiali di Madrid 2005 (video). Uno sprint da brividi, una vittoria inaspettata, insperata dopo una Vuelta non eccezionale. Fu il coronamento di una stagione spettacolare per Tom: 13 vittorie tra cui Fiandre, Roubaix, Mondiale, due tappe al Tour e E3 Prijs, risultati che gli valsero il prestigioso Velo d’Or di corridore dell’anno.

La volata vincente di Tom ai Mondiali di Madrid. CorVos

Alla fine dell’anno, sulla scia della gloria e della fama da star, la vita di Boonen subì una svolta: dalla natìa Mol, Tom decise infatti di trasferirsi a Montecarlo (decisione che in patria suscitò non poche polemiche).

Arrivò così il 2006, mentre in Belgio ormai impazzava la “Boonen Mania”: Tom era una star a tutti gli effetti, un vero e proprio divo, in Belgio lo si vedeva dappertutto ed era sulla bocca di tutti. La stagione iniziò subito forte con il dominio in Qatar (4/5 delle tappe e la GC) proseguendo con altre ottime prestazioni fino al 4° posto della Sanremo (sprintando per il 2° posto mentre il compagno Pozzato vinceva dopo aver lanciato una volata lunghissima). Cominciò così la vera campagna del Nord con un’altra vittoria all’E3 Prijs seguita dall’apoteosi per il trionfo al Fiandre in maglia iridata e il 2° posto alla Roubaix dietro ad un inarrestabile Cancellara (era solo l’inizio di una rivalità ormai entrata nella storia e della quale ne parlo anche in “Boonen vs Cancellara: l’ultima sfida“) e terminata in bellezza con la vittoria allo Scheldeprijs. Al Tour de France non arrivarono vittorie ma solo tanti piazzamenti (con il ritiro mentre era in lotta per la maglia verde) mentre al Mondiale, su un percorso che si prestava al bis iridato, arrivò un deludente 9° posto. Il 2006 si chiuse con ben 19 vittorie, una delle più vittoriose di sempre.

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Boonen trionfa al Giro delle Fiandre in maglia iridata. BettiniPhoto

Venne così il 2007 dove, dopo un’altra stagione partita molto bene (vittorie a E3 Prijs, Dwars door Vlaanderen e Kuurne, oltre al 3° posto a Milano-Sanremo e Het Volk) tra Fiandre e Roubaix Tom colse solo un 6° posto alla classica francese come miglior risultato. D’altro canto però a luglio venne l’agnognata maglia verde al Tour de France.

Parijs - France - wielrennen - cycling - cyclisme - radsport - Tour de France 20e etappe - Marcoussis - Paris Champs-Elysees - 171 Tom Boonen (Bel-Quickstep) - 112 Alberto Contador Velasco (Spa-Discovery Channel) - foto Marketa Navratilova/Wessel van Keuk/Cor Vos ©2007
Boonen in verde e al suo fianco Contador in giallo a Parigi. CorVos

Fu alla fine del 2007 che probabilmente iniziò il periodo più complicato della carriera di Boonen, più che dal lato sportivo soprattutto dal punto di vista umano. Verso la fine della stagione assistemmo alla “fuga” di Tom dalla storica fidanzata Lore per una breve storia, durata circa un anno, con la 16enne Sophie Van Vliet, figlia dell’ex professionista Leo Van Vliet.

TEMPI DIFFICILI

Nonostante la carriera in strada procedesse regolarmente (nonostante un inizio di stagione non esaltante Tom riuscì a conquistare la sua seconda Paris-Roubaix e ad aiutare il vecchio compagno di gioventù Devolder a conquistare il Fiandre), il 10 giugno venne resa nota la notizia secondo la quale Boonen fu trovato positivo alla cocaina ad un controllo effettuato il 25 maggio (tre giorni prima della partenza del Tour of Belgium) al quale seguirono anche perquisizioni nelle case dei familiari. Tuttavia Boonen venne associato alla cocaina anche il dicembre precedente, quando il crossista Tom Vannoppen, amico di Tom, venne trovato positivo e, interrogato, fece il nome di Boonen come suo fornitore (anche il quel caso furono eseguite perquisizioni nelle abitazioni ma non si trovarono prove).

La notizia della positività di Tommeke destò ovviamente grande scalpore, con effetti immediati quali l’esclusione del corridore dal Tour de Suisse e dal Tour de France. Come se non bastassero i problemi sentimentali e di droghe, si aggiunsero i problemi con l’alcool abbinato alla passione per le macchine veloci: nell’arco di 2-3 anni Boonen si vide ritirare la patente più volte per guida in stato di ebrezza, oltre ad essersi reso protagonista di alcuni incidenti alla guida di auto sportive di lusso. Riguardo alla positività alla cocaina, effettuando prove sui capelli di Boonen, fu riscontrato un’utilizzo “occasionale” della sostanza da parte del corridore, seppur sempre fuori da competizioni sportive (quindi senza rischio di squalifiche). A inizio 2009 Boonen venne infine scagionato da qualsiasi accusa o sanzione. La fine dell’anno vide la fine della storia con Sohpie Van Vliet e il ritorno in Belgio da Lore Van de Weyer.

La stagione 2009 vide il 3° trionfo di Tornado Tom alla Roubaix accompagnato dai podi a Dwars e E3 Prijs e dalla vittoria alla Kuurne-Brussel-Kuurne (oltre ad aver corso la Ronde appoggiando e favorendo la seconda vittoria consecutiva di Devolder). Il periodo di avvicinamento al Tour fu caratterizzato dalla prima vittoria al Campionato Nazionale e dalla continua lotta giudiziaria tra il suo team Quickstep-Innergetic e gli organizzatori di ASO sull’eventuale possibilità o meno per il belga di correre la Grande Boucle, affare che si risolse solo il giorno prima della partenza con la possibilità per Boonen di prendere parte alla corsa. Alla fine dell’anno venne fuori come Boonen fosse stato trovato positivo alla cocaina anche a fine 2007, nonostante il corridore continuasse a smentire di averne fatto uso dicendo di essere solo stato in contatto con utilizzatori della sostanza.

Terza vittoria a Roubaix per Tommeke. Graham Watson

Partito il 2010 in maglia driekleur Boonen si vide beffare prima alla Milano-Sanremo dal solito sornione Oscar Freire (mai andò e andrà più vicino di così alla vittoria della classicissima) e poi all’E3 Prijs dall’anticipo di Cancellara.

Ronde van Vlaanderen, 4 aprile 2010

Alla partenza da Brugge l’attesa è tanta per Boonen, soprattutto per il fatto che non è una maglia qualunque quella che porta sulle spalle: il driekleur, la maglia di campione nazionale belga. La corsa prende così il via e tutto procede nella norma fino a quando a poco più di 80 km dal traguardo sul Kwaremont e sul successivo Paterberg i Saxo Bank di Cancellara iniziano ad imporre un ritmo elevato. Proprio sul Paterberg i big iniziano a darsi battaglia selezionando notevolmente il gruppo. Nei vari muri che si susseguono, Breschel, compagno di Cancellara, e gli uomini Sky continuano a imporre ritmi molto alti provocando sempre problemi a diversi corridori. A circa 45 km dal traguardo avviene la svolta: Cancellara con Boonen a ruota allunga sul Molenberg così i due se ne vanno di forza mentre dietro cercano invano di chiudere il gap, ma si vede nettamente come i due fuoriclasse siano nettamente i più forti. Nonostante lo svizzero sembri avere particolarmente tante energie Boonen non si tira affatto indietro, dando il suo contributo alla causa. Cancellara sa benissimo che se non staccherà Boonen quasi sicuramente il belga lo batterà allo sprint. Così, sull’ultimo muro, il mitico Muur van Geraardsbergen (per gli appassionati semplicemente Muur), accade l’atto finale: Boonen sale cercando di imporre il proprio ritmo, ma nel tratto più duro lo svizzero si butta dall’altra parte della “strada” liberando tutta la sua potenza sui pedali. Tom è visibilmente in difficoltà ora ma non molla. Nonostante l’acido lattico sia al massimo stringe i denti scollinando con una decina di secondi di ritardo. Si capisce subito come Fabian oggi abbia una marcia in più e così Boonen non può fare altro che perdere ulteriormente terreno fino al traguardo di Ninove dove arriverà con più di 1′ di distacco. È stata una grande sfida tra due grandi fuoriclasse. Boonen ne è uscito sconfitto, ma come suo solito ne è uscito con onore non tirandosi mai indietro lungo tutta la gara e lavorando nell’ultima parte con la generosità che da sempre lo contraddistingue.

Fuga in coppia per Boonen e Cancellara. GettyImages

Dopo questa sconfitta (video della gara) Tom dovette capitolare nuovamente ad un inarrestabile Cancellara una settimana dopo alla Roubaix, per poi incappare in un infortunio al ginocchio sinistro che lo costrinse a saltare praticamente tutto il resto della stagione (compresi i Mondiali che, a detta sua, sembravano adattarsi molto alle sue caratteristiche).

Archiviato il 2010 e messosi alle spalle l’infortunio al ginocchio, Boonen era pronto per guardare agli obbiettivi 2011, malgrado un inizio di stagione non eccezionale (complice anche il grande marcamento nei suoi confronti in corse come Het Nieuwsblad e Kuurne). Arrivarono così le classiche e, dopo la seconda vittoria in carriera alla Gent-Wevelgem, arrivò un 4° posto alla Ronde (giocandosi il finale con un gruppo di ben 12 corridori, fatto piuttosto raro alla Ronde van Vlaanderen) e il ritiro alla Roubaix dopo aver forato nella Trouée d’Arenberg e aver perso diversi minuti prima di ripartire. Complici anche alcuni malanni il resto della stagione 2011 fu privo di soddisfazioni per il fuoriclasse belga, che si ritirò nelle prime tappe al Tour e anche alla Vuelta.

A livello di risultati il 2011 fu uno dei peggiori anni della carriera di Tommeke, che ormai sembrava solo lontano parente del formidabile ragazzo di alcuni anni prima.

Con una squadra rinnovata e più competitiva, Boonen affrontò con fiducia l’inizio della stagione 2012, dove già a gennaio e febbraio arrivarono i primi successi, prima al Tour de San Luis e poi in Qatar (quarta vittoria della GC in carriera nella corsa a tappe qatariota, record assoluto). Venne poi il 2° posto alla Het Nieuwsblad (dietro un giovane e ancora sconosciuto Vanmarcke) e una vittoria alla Paris-Nice (in una tappa caratterizzata dai ventagli, grande punto di forza del fuoriclasse belga). Dopo una discreta Milano-Sanremo arrivarono le corse più amate da Tom; fu apoteosi: vittoria all’E3 Prijs (quinta vittoria nonché record assoluto in solitaria), vittoria alla Gent-Wevelgem (terza vittoria anch’essa record), vittoria alla Ronde (terza vittoria alla monumento di casa nonché altro record, tra l’altro la prima col nuovo percorso) e per concludere il trionfo finale (video della gara) alla Roubaix…

La volata fra Tom Boonen, Filippo Pozzato e Alessandro Ballan alla Ronde van Vlaanderen 2012 © Tim De Waele
Lo sprint vincente ad Oudenaarde su Pozzato e Ballan. TDW Sport|Tim de Waele

Paris-Roubaix, 8 aprile 2012 – Dopo le ultime due settimane Boonen parte come favorito a questa Roubaix, il più quotato per quest’edizione dell’inferno del nord, e la squadra ha intenzione di supportarlo al massimo: già nella Trouée d’Arenberg Boonen e Chavanel si mettono in testa a fare il ritmo. Passano pochi chilometri e in un altro tratto di pavè parte un contrattacco con uomini tra i quali Turgot, Ballan e Flecha, che vengono però ripresi poco dopo grazie ad un gran lavoro di Steegmans. A 66 km dal traguardo Chavanel attacca e dietro di lui si portano alcuni corridori tra i quali Ballan, Boonen e Pozzato. Chavanel riattaccherà salvo poi essere fermato da una foratura, mentre i tre protagonisti del Fiandre fanno il forcing rimanendo soli insieme a Turgot e Terpstra. A 55 km dall’arrivo avviene la svolta: sfruttando un momento di indecisione di Ballan e Pozzato, Boonen e Terpstra allungano guadagnando subito una quindicina di secondi mentre dietro il gruppo si ricompatta. Il gruppo non riesce a riguadagnare sui due della Omega Pharma-Quick Step, mentre davanti Tommeke sembra averne ampiamente di più del compagno. Così, mentre dietro Pozzato cade (costretto poi poco dopo a ritirarsi), a 51 km dall’arrivo Boonen lascia Terpstra e si invola da solo; è l’inizio di una fuga da leggenda. La mossa è molto rischiosa, da tutto o niente, ma la pedalata di Tommeke è rotonda e fluida. In pochi chilometri il vantaggio sale fino a stabilizzarsi in una trentina di secondi. Gli inseguitori però non sembrano averne abbastanza e basta qualche semplice tratto di pavè per far crescere il vantaggio: 40 secondi, 50 secondi, un minuto. Mentre dall’ammiraglia Peeters non smette di incitarlo, Tom continua a pedalare agevolmente, la sua azione è ancora molto redditizia. Intanto passano i tratti di pavè, il vantaggio continua a crescere ed è ormai chiaro come Tornado Tom sia imprendibile oggi. Al velodromo Boonen può tranquillamente arrivare in parata, dopo una memorabile fuga solitaria, con le braccia al cielo e facendo “quattro” con la mano. Si Tom sono quattro, proprio come Roger de Vlaeminck.

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Quarto trionfo per Tommeke a Roubaix. TDW Sport|Tim de Waele
OVERZICHT. Het knappe parcours van Tom Boonen in Parijs-Roubaix
Un momento della lunga fuga solitaria. RTR

E così fu poker, unico nella storia a riuscirci, un altro capitolo indimenticabile della sua carriera. Smaltita la “sbornia” del trionfo primaverile, Boonen iniziò il resto della stagione ponendosi due obbiettivi: le Olimpiadi di Londra e il Mondiale di Valkenburg. Dopo aver vinto anche il secondo Campionato Nazionale in carriera purtroppo alle Olimpiadi arrivò un deludente 28° posto (2° del gruppo dei migliori dietro a Greipel), complici soprattutto la mancanza di uomini e le difficoltà di comunicazione tra compagni. Intanto continuava la preparazione in vista dei Mondiali con buoni risultati ad Eneco Tour e Vattenfall Cyclassics e le vittorie alla World Ports Classic e alla Paris-Bruxelles. Arrivarono così i Mondiali dove Boonen vinse prima la cronosquadre (alla prima edizione) con la Omega Pharma-Quick Step e poi disputò un’ottima prova in linea chiudendo al 12° posto come miglior belga dietro solo ad un inarrestabile Gilbert. Si chiuse così una stagione straordinaria, con 14 successi e la dimostrazione che il talento e la classe sono rimasti sempre gli stessi e che Boonen poteva ancora essere competitivo al top.

Dopo una stagione del genere le aspettative per il 2013 erano molto buone, finchè a dicembre un virus intestinale lo costrinse ad una settimana di ricovero in ospedale. Il peggio sembrava passato quando però, in seguito ad una caduta in MTB, Boonen soffrì di una grave infezione ad un gomito che lo costrinse ad un intervento d’urgenza (rischiando seriamente di perdere un braccio) che in pratica lo tenne fermo fino a fine febbraio. Nonostante ciò Tom non si arrese e la preparazione per le classiche andò avanti. Quando ormai le classiche furono alle porte, la forma non sembrava quella dei giorni migliori e, come se non bastasse, dopo una E3 Harelbeke chiusa al 7° posto, arrivò una caduta alla Gent-Wevelgem che gli causò problemi ad un ginocchio. La sfortuna non finì lì, perchè al Fiandre Tom cadde nuovamente procurandosi la frattura di una vertebra dovendo così dire addio anche alla Roubaix. Dopo essere tornato alle corse, una malattia lo colse di nuovo al Tour of Austria mentre, dopo il Tour de Wallonie concluso con una vittoria di tappa (unica vittoria dell’anno), una ciste al perineo lo costrinse a chiudere in anticipo una stagione totalmente da dimenticare. Il 2013 si chiuse così con solo 48 giorni di gara e una sola vittoria, nettamente la peggior stagione della carriera.

La caduta alla RVV che costrinse Tom a rinunciare pure alla Roubaix. Graham Watson

Con la chiusura in anticipo della stagione 2013, Tommeke poté dedicarsi sin da subito alla preparazione per il 2014, che partì nella speranza di tornare ai livelli di due anni fa. Dopo delle discrete prove a febbraio e la vittoria alla Kuurne, la fiducia per una buona campagna del pavè era tanta. Purtroppo quell’anno Tom saltò la Milano-Sanremo per stare vicino alla compagna Lore che aveva subito un aborto spontaneo. Dopo una Harelbeke conclusa all’11° posto (penalizzato da un infortunio ad un pollice a causa di una caduta) e un molto deludente 5° posto alla Gent-Wevelgem (rimasto chiuso nella volata finale quando sembrava aver ancora tante energie) Boonen colse un discreto  7° posto al Fiandre per poi disputare una Roubaix di grandissimo sacrificio in favore dei compagni chiudendo al 9° posto e contribuendo alla vittoria di Niki Terpstra. La stagione continuò senza grandi acuti (solo due vittorie al Belgium Tour e alcuni piazzamenti in tappe alla Vuelta).

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Boonen all’attacco alla Roubaix 2014. Velorooms

Arrivò così il 2015 e, dopo il classico binomio Tour of Qatar-Tour of Oman, venne l’ennesimo piazzamento alla Het Nieuwsblad (chiuse 3°, perdendo forse la più grande occasione di vincerla, considerando il suicidio degli Etixx-Quick Step nel finale…). Purtroppo la rincorsa alle classiche subì una brusca frenata nella seconda tappa della Paris-Nice dove, in una banale caduta, Boonen cadde subendo la dislocazione di una spalla: stagione delle classiche finita ancora prima di iniziare. Saltato il suo obbiettivo principale Boonen decise così di puntare direttamente ai Mondiali di Richmond, il quale percorso sembrava addicersi alle sue caratteristiche. Nel percorso di preparazione venne inserita anche una sfida ancora nuova per Tom: il Giro d’Italia. Purtroppo, presentatosi alla partenza con una forma non ottimale, i risultati furono deludenti: 18° posto come miglior piazzamento di tappa (complice anche la mancanza di compagni a disposizione, concentrati nell’aiutare il capitano Uran) e ritiro dopo 13 tappe. Poco dopo arrivarono una tappa al Belgium Tour, la vittoria alla Rund um Köln e il 6° posto ai Giochi Europei (secondo del gruppo dietro a Nizzolo). Dopo una vittoria all’Eneco Tour (la prima di prestigio dopo la Kuurne dell’anno prima) e tante altre ottime prestazioni Boonen sembrò così essere arrivato ai Mondiali in ottima forma. In gara Tom si rese protagonista di un attacco a poco più di 30 km dal traguardo insieme ad altri uomini tra i quali Mollema, Kwiatkowski e Viviani (il quale non collaborava generando la rabbia del fuoriclasse belga) che permise di scardinare la difesa della Germania isolando il capitano, nonché uno dei grandi favoriti, Degenkolb. Alla fine Boonen diede diede tutto in quel tentativo arrivando al traguardo leggermente staccato (col senno di poi, visti i risultati, il Belgio avrebbe dovuto concentrarsi nel fare la corsa per Tommeke…). La fine della stagione vide un’altro brutto colpo per il campione fiammingo: nella seconda tappa dell’Abu Dhabi Tour cadde sbattendo violentemente la testa sull’asfalto. Come risultato subì la frattura di un osso temporale della testa e i dottori gli diagnosticarono sei mesi di stop, il rischio di saltare le sue amate classiche del pavè era alto…

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L’attacco ai Mondiali sullo strappo di Libby Hill. Brake Through Media

Ma Boonen non si arrese e, dopo solo un mese, tornò in sella per prepararsi alla nuova stagione (nonostante la caduta gli avesse provocato danni irreversibili all’udito dell’orecchio sinistro). Già dall’inizio della stagione si vide come Boonen fosse ancora in ritardo con la preparazione, fatto che inficiò anche la performance nelle classiche: dall’E3 Harelbeke fino al Giro delle Fiandre Tom raccolse solo posizioni di rincalzo (con grande sacrificio, non del tutto ripagato, per i compagni) presentandosi così alla Roubaix non come il favorito numero uno…

Paris-Roubaix, 10 aprile 2016 – È una bella giornata a Compiègne e nonostante alcune piogge nei giorni precedenti il rischio di una Roubaix bagnata è scongiurato. Alla partenza c’è molto vento e nella concitazione per cercare di far partire una fuga il gruppo si fraziona più volte. Stabilizzatasi la situazione entrando nei primi tratti di pavè si nota come alcune parti siano ancora umide e scivolose e questo genera alcune cadute. A circa 115 km dall’arrivo, su un tratto di pavè di media difficoltà, si verifica una caduta che vede coinvolti diversi corridori. Capita la situazione, davanti gli Etixx-Quick Step imprimono una notevole accelerazione al ritmo già di per sè sostenuto. È una fase cruciale. La corsa è esplosa e, all’uscita dal pavè, davanti ci sono solo una ventina di corridori tra i quali Boonen, Vanmarcke, Tony Martin, Stannard e Boasson Hagen. Dopo una decina di chilometri il ritardo del gruppo con il resto degli altri big è arrivato già a rasentare il minuto, mentre davanti Boonen sembra tra i più attivi ad alimentare l’attacco. Dopo la Foresta, il vantaggio del primo gruppo davanti supera il minuto e, mentre davanti Tony Martin tira come un forsennato, dietro i capitani sono isolati e si guardano perdendo ulteriormente terreno. Nel durissimo settore di Mons-en-Pévèle davanti Vanmarcke prova da andarsene, mentre dietro un’altra caduta taglia definitivamente fuori quasi tutti gli altri big (arrivati a poco più di 30″ di distacco minimo) con il solo Sagan a non naufragare. A 20 km dal traguardo davanti rimangono solo in cinque: Boonen, Vanmarcke, Hayman, Stannard e Boasson Hagen. Sul Carrefour de l’Arbre Vanmarcke prova un altro attacco feroce, dimostrandosi il migliore sul pavè, ma dopo pochi chilometri il suo tentativo viene neutralizzato. I corridori sono visibilmente stanchi e negli ultimi 10 km si succedono diversi tentativi di allunghi che vengono neutralizzati in breve tempo. Boonen, rimasto sempre ad inseguire gli altri tentativi, a 3 km dalla fine lancia il suo attacco: è il tutto per tutto per il belga. Mentre tutti sono visibilmente al massimo cercando di dare ogni briciola di quel poco di energie rimaste, sul campione di Mol si riporta la sorpresa della giornata Hayman, che a sua volta contrattacca guadagnando subito una decina di metri. In quel momento tutto l’orgoglio e la grinta di Tommeke vengono fuori e, senza avere ormai più energie, con uno sforzo immenso chiude il gap dall’australiano. Ricongiunti rifiatano facendo così rientrare gli altri; è l’ultimo km e si entra nel velodromo. All’ultima curva Boonen è chiuso all’interno mentre gli altri lanciano lo sprint. Al traguardo sarà Hayman a trionfare davanti a Boonen e Stannard. È una grande beffa per Tommeke, il quale però con grande sportività si congratula subito con il vincitore (andando poi anche ad abbracciarlo). Una beffa attenuata dal fatto di essersi reso autore di un’altra magnifica gara, corsa continuamente all’attacco senza mai tirarsi indietro e dando tutto quello che si poteva dare, in una delle più belle e combattute Paris-Roubaix di sempre.

Paris - Roubaix 2016  WT
Boonen guida il gruppo sul pavè. CorVos
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Il bellissimo abbraccio a fine gara tra Boonen e Hayman. OA Sport

Passata la delusione per la quinta storica Roubaix mancata di pochissimo, Boonen era pronto per concentrarsi sul prossimo obbiettivo: i Mondiali di Doha. Molti prevedevano un banale arrivo in volata, ma nessuno sapeva meglio di lui come le strade qatariote possano nascondere insidie e regalare sorprese (ne parlai nell’articolo “Qatar: Doha 2016 e non solo“). L’avvicinamento proseguiì senza intoppi con anche alcune vittorie (tappa al Tour de Wallonie, RideLondon Classic e Paris-Buxelles) dimostrando come lo spunto veloce del velocista Boonen sia rimasto integro nel tempo. Ai Mondiali arrivò un 3° posto che seppe di delusione per Tornado Tom, che insieme ai compagni del Belgio animò e gestì la corsa negli ultimi 170 km dovendosi poi arrendere allo sprint a Sagan e Cavendish.

Boonen alla guida della compagine belga nel vento del Qatar. Sirotti

Conclusosi un anno ricco di emozioni e delusioni, Boonen era pronto per affrontare gli ultimi mesi della carriera da professionista: la Roubaix 2017 sarebbe stata infatti la sua ultima corsa.

La stagione 2017 è partita molto bene con una vittoria e altre ottime prestazioni al Tour de San Juan, mentre al Tour of Oman una caduta nel finale l’ha tagliato fuori dalla lotta per la vittoria nella prima tappa (purtroppo non ha potuto chiudere la carriera correndo il Tour of Qatar in quanto cancellato). Nonostante la forma sembrasse ottima, le prime prove del pavè sono state una grande delusione: alla Het Nieuwsblad una doppia caduta l’ha costretto al ritiro mentre problemi di stomaco l’hanno costretto al forfait dalla Kuurne-Brussel-Kuurne. Alla Tirreno-Adriatico lavora per Gaviria e anche alla Sanremo si sacrificherà per il giovane talento colombiano (nonostante avrebbe potuto giocarsi le sue possibilità; ma la generosità è una delle caratteristiche di spicco di Tom). Arriva così l’ultima campagna del nord e, dopo due top 10 ad Harelbeke e Gent, arriva il momento più importante e carico di passione ed emozione. Al suo ultimo Giro delle Fiandre è un plebiscito del pubblico per Tom, il quale in gara onorerà al massimo la storia, la passione e l’amore dei tifosi facendo il forcing lungo tutto il Muur facendo poi nascere l’azione decisiva che avrebbe lanciato Gilbert verso la leggendaria fuga solitaria fino alla vittoria ad Oudenaarde. Purtroppo un doppio problema meccanico (per uno strano scherzo del destino proprio ai piedi del Taaienberg, il muro preferito da Tommeke per lanciare i suoi attacchi nelle varie edizioni delle classiche e per questo da alcuni rinominato Boonenberg) taglierà fuori Boonen dalla lotta per le posizioni di rincalzo. Una settimana più tardi, nonostante la grande voglia di raggiungere la quinta Roubaix stabilendo un nuovo record, una serie di circostanze negative e una gamba non eccezionale porteranno Tom ad un apparentemente anonimo 13° posto, dopo essere stato ancora una volta animatore e protagonista della gara. E così tutto è finito nel velodromo di Roubaix, proprio dove tutto ebbe iniziò in quella giornata epica il 14 aprile 2002.

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Boonen guida il gruppo sul mitico Muur. Sirotti
Tom Boonen rolls across the Paris-Roubaix finish line for the final time.
Tom taglia il traguardo al velodromo, è la fine della carriera. TDW Sport|Tim de Waele

Sedici anni di professionismo, 114 vittorie in carriera tra le quali un Mondiale, 4 Paris-Roubaix (tre podi), 3 Ronde van Vlaanderen (un podio), 5 E3 Harelbeke (due podi), 3 Gent-Wevelgem (un podio), 6 tappe al Tour de France più una maglia verde (quattro giorni in maglia gialla nel 2006), 2 tappe alla Vuelta a España, 2 campionati nazionali in linea. Si fa prima a dire cosa non ha vinto: Het Volk (quattro podi), Milano-Sanremo (due podi) e Paris-Tours (un podio). Da citare anche le 22 vittorie di tappa al Tour of Qatar e le quattro vittorie nella GC (tre podi).

As with every Paris-Roubaix winner, Boonen has his plaque in one of the historic shower stalls of the Roubaix velodrome. Come Sunday he would like to add another year to it.
La targhetta commemorativa in una delle docce del velodromo di Roubaix. PelotonMagazine

GLI INFORTUNI

Purtroppo la carriera di Boonen è stata costellata da infortuni, specialmente negli ultimi anni: dai problemi al ginocchio nel 2010 passando per la lussazione della spalla nel 2015, la rottura di una vertebra alla Ronde nel 2013, la pesante caduta all’Abu Dhabi Tour 2016. Tutti questi problemi, uniti al grande spirito di sacrificio per la causa della squadra, hanno probabilmente inficiato il rendimento di Tommeke negli ultimi anni della sua carriera

L’ATLETA

Tom Boonen è un ragazzone, il tipico passista potente del nord, di 1.92 m per più di 80 kg di peso (dichiarati 82 kg). Nonostante una frequenza cardiaca massima di “soli” 195 bpm, il suo cuore a riposo è in grado di tenere 40 bpm. Con una capacità polmonare di quasi 7 litri, uno dei punti di forza di Tom è la capacità di respirare 200 litri per minuto al massimo sforzo (valore di 20-30 litri superiore alla media di un atleta professionista). Nato come sprinter (registra picchi di potenza di 1600-1700 watt), crescendo ha mostrato resistenza nelle salite brevi e grande attitudine al pavè. Dotato di grande potenza e capacità in pianura talvolta ha mostrato buone capacità anche nelle cronometro, specialmente in quelle brevi. Andando avanti con gli anni ha perso lo stimolo delle volate di gruppo perdendo di conseguenza un minimo di velocità ma guadagnando molto in resistenza e fondo.

LA PERSONA

Grandissimo uomo squadra, Boonen è descritto da tutti coloro che sono stati suoi compagni come un leader vero, capace di tenere l’ordine e la calma in squadra anche nei momenti più difficili. Sposato con Lore Van de Weyer, ha due gemelline di due anni: Jacqueline e Valentine. Amante della musica rock (qui “impegnato” in un simpatico karaoke con Bettini), i suoi gusti cinematografici e letterari sono orientati sul thriller. Possiede diversi tatuaggi, uno dei quali sul cuore che recita “My ride, My fight, My life”.

IL PERSONAGGIO

Difficile che in Belgio qualcuno non risponda alla domanda su chi sia Tom Boonen. In una terra dove il ciclismo tutt’ora è sport nazionale, sin dai primi anni da pro’ Boonen è stato sotto i riflettori del pubblico e dei media (con tutto ciò che questo comporta) venendo acclamato agli inizi più volte con il titolo di “nuovo Merckx” e interrogato altrettante volte sull’eventualità di finire come Freddy Maertens o Frank Vandenbroucke. Il trasferimento a Montecarlo e il successivo ritorno a casa, i problemi con la cocaina, gli incidenti in auto sportive di lusso (di solito accompagnati da tassi alcolemici elevati) e i problemi di patente, le fughe d’amore e i ritorni alla normalità. Grazie anche al bel aspetto idolatrato dalle fan come sex-symbol e, grazie anche al successo in strada, dalle compagnie di settore: Northwave, Eddy Merckx, Specialized e tanti altri i marchi per cui Tommeke si è prestato in campagne pubblicitarie, nelle più svariate forme: gladiatore, cannibale, immerso in una vasca di fagioli in scatola (giocando anche sul nome che in olandese significa appunto “fagioli”) o addirittura nudo. Per la sua popolarità un artista gli ha addrittura intitolato una canzone.

Pubblicità per i caschi Lazer. Velovoices
Tom Boonen as gladiator - a new advertising campaign
Pubblicità per la Northwave. Northwave

L’accoglienza per Boonen alle sue ultime corse in Belgio è stata da vero eroe nazionale (video dell’accoglienza alla sua ultima Ronde van Vlaanderen quest’anno), il risultato di anni di grandi vittorie ed emozioni che tutti noi tifosi difficilmente dimenticheremo.

(Immagine di copertina: Federico Locatelli)

Ferio (@Ferio_99)

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