I passi in avanti necessari al ciclismo femminile

Nelle ultime settimane, in seguito all’annuncio della prima edizione della Liège-Bastogne-Liège e al ritorno dell’Amstel Gold Race, si è parlato molto delle proposte di versioni femminili per famose gare maschili. Abbiamo deciso perciò di approfondire il tema. Partiremo confrontando i percorsi disegnati per gli uomini e per le donne e proveremo ad immaginare due Classiche Monumento in rosa: la Parigi-Roubaix e la Milano-Sanremo. Proseguiremo parlando de La Course, nata come criterium sugli Champs-Élysées prima dell’ultima tappa del Tour de France, che nel 2017 cambierà pelle. Infine faremo alcune considerazioni su due rilevanti aspetti relativi alle corse affermate proposte al femminile: la copertura televisiva e la coesistenza nel calendario con le altre gare.

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Megan Guarnier alla conquista dell’edizione inaugurale delle Strade Bianche del 2015, una delle corse più amate dalle stesse cicliste. Boels Dolmans

I percorsi attuali

Per analizzare adeguatamente i percorsi delle prove femminili bisogna prima partire dal presupposto che le donne hanno una resistenza inferiore a quella degli uomini e per questo non possono affrontare tappe di oltre 200 km, che porterebbero il loro corpo allo sfinimento e renderebbero molto difficili anche gli attacchi per la stanchezza che colpirebbe tutte. Misure simili sono state prese anche in altre discipline del ciclismo come mountain bike e ciclocross e in uno sport di resistenza come lo sci di fondo. Per il prossimo anno l’UCI ha scelto di aumentare la lunghezza massima visto l'”incrementato livello di competitività”. Va anche detto che c’è il problema della pausa fisiologica, che le donne fanno, ma non senza problemi, tra la difficoltà di trovare il posto adatto e di mettersi d’accordo tutte, senza che nessuno provi ad attaccare, come raccontato da The Female Secret Pro. Fatta questa premessa ci sentiamo di sottolineare che alcune corse presentano percorsi più che degni, mentre altri rasentano veramente il ridicolo. Della prima categoria fanno sicuramente parte corse come Strade Bianche, Trofeo Alfredo Binda, Ronde van Vlaanderen, Fleche Wallonne, Amstel Gold Race (che tornerà la prossima stagione dopo 14 anni di assenza) e alcune corse a tappe che contengono frazioni molto interessanti. È questo il caso del Giro Rosa, che da sempre propone salite molto dure (nell’ultima edizione è stata la volta del Mortirolo da Mazzo), della Gracia Orlová, del Tour de Pologne, del Lotto Belgium Tour (con il suo magnifico Muur-show) o del Tour Cycliste Féminin de l’Ardèche, che quest’anno è arrivato sul Mont Ventoux. Impallidiscono invece al confronto corse come il Tour of California, il Tour de Yorkshire, la Ride London o il Giro dell’Emilia, oltre ai criterium organizzati da ASO (La Course, di cui discuteremo in seguito, e Madrid Challenge). Le prime a lamentarsi sono proprio le cicliste, visto che percorsi di questo tipo non aiutano minimamente la promozione del ciclismo femminile. La strada che porta all’attenzione e alla credibilità che merita passa per tracciati dignitosi.

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Il Carrefour de l’Arbre, leggendario tratto di pavè che vorremmo sicuramente vedere in una Parigi-Roubaix femminile. Daniel Patten

Proposte: Paris-Roubaix e Milano-Sanremo

La nascita della Liège-Bastogne-Liège al femminile segna un precedente importante visto che per la prima volta un corrispettivo di una storica gara maschile non seguirà le linee guida della prova a cui si ispira. Infatti, per il discorso sulla lunghezza delle tappe fatto prima, non potranno allo stesso tempo partire da Liège e passare da Bastogne, mentre per Flèche Wallonne, Ronde, Gent-Wevelgem, Strade Bianche e Plouay le differenze, con le dovute proporzioni, sono assai piccole. Questo apre uno spiraglio per quella che è (giustamente) considerata la corsa più caratteristica dell’intera stagione ciclistica: la Paris-Roubaix. Molte cicliste hanno già espresso la volontà di percorrere i mitici tratti di pavè della classica francese e una prova come questa darebbe sicuramente una luce diversa al calendario del WWT. Dopo questa premessa guardiamo le possibilità. Il percorso dovrebbe prevedere circa 150 km, quindi la partenza da Compiègne sarebbe impossibile. Gli organizzatori dovrebbero decidere se affrontare esageratamente presto la celeberrima Trouée d’Arenberg (arriverebbe dopo circa 60 km, se si mantenesse lo stesso finale degli uomini), con un conseguente elevato rischio di cadute vista la dimensione del gruppo che si presenterebbe alle porte della Foresta, oppure evitarla per fare un avvicinamento più soft al primo tratto da 5 stelle di difficoltà, che sarebbe Mons-en-Pévèle. In questo secondo caso la proposta sarebbe: partenza da Saint-Quentin, città in più occasioni legata al ciclismo, primo tratto di pavè a Haveluy (****), il numero 19 della Roubaix maschile, taglio sulla D40 per evitare la Foresta di Arenberg e dal settore 17 (Wallers à Hélesmes – Pont Gibus) riprendere il percorso affrontato dagli uomini -> mappa interattiva.
Si sono già espresse a favore di una corsa femminile cicliste come Jolien D’hoore, Valentina Scandolara e Fien Delbaere e anche un ex vincitore come Magnus Backsedt.

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Profilo della proposta, fatto con l’editor di cronoescalada.

Discorso analogo può essere fatto per la Sanremo che, partendo da Genova ed utilizzando gli stessi ultimi 137 km della prova maschile (compresi i tre Capi, Cipressa e Poggio), raggiungerebbe la lunghezza di 150 km -> mappa interattiva. Più che una novità sarebbe un ritorno visto che tra il 1999 e il 2005 RCS ha organizzato la Primavera Rosa, variante al femminile della Classicissima, che apparteneva alla Coppa del Mondo, con un percorso di 118 km e partenza da Varazze. RCS propone solamente una gara femminile ed è un peccato perché oltre alla Strade Bianche e alla Milano-Sanremo potrebbe facilmente programmare anche una versione rosa de Il Lombardia.

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Profilo della proposta, fatto con l’editor di cronoescalada.

Tempo di cambiamenti per La Course

A inizio 2014 ASO annunciò che poche ora prima dell’ultima tappa del Tour de France si sarebbe disputata La Course, gara di circa 90 km che avrebbe avuto luogo interamente sul circuito degli Champs-Elysées, poi vinta dall’allora campionessa del mondo in carica Marianne Vos, nonché una delle promotrici dell’evento. Tra gli appassionati e gli addetti ai lavori (e anche tra chi sta scrivendo l’articolo) la competizione è stata accolta in modo differente. Da una parte c’è chi la considerava un’importante vetrina per il movimento femminile che, facendo leva sull’attrazione mediatica della Grande Boucle, permetteva di farsi conoscere a un pubblico molto più ampio di quello che segue normalmente le gare delle donne (va riconosciuto ad ASO il merito di aver pubblicizzato bene l’evento, cosa ad esempio non avvenuta con la prima edizione della Madrid Challenge). Dall’altra veniva ritenuta solo come un “contentino” al ciclismo femminile, che avrebbe molto bisogno di corse “vere” più che di criterium.

Il gruppo durante la prima edizione de La Course. Getty Images

Su una cosa però molti erano concordi: l’auspicio che La Course fosse il primo passo per il ritorno del Tour de France femminile, la cui ultima edizione si è tenuta nel 2009. Dopo che nel 2015 e nel 2016 il format e il percorso rimasero invariati, nelle scorse settimane si erano diffuse voci riguardo a un possibile cambio di data e di trasformazione in una corsa a tappe, tanto da spingere gli organizzatori della Thüringen Rundfahrt ad anticipare la competizione tedesca di qualche giorno. Durante la presentazione del Tour de France ASO ha smentito le voci riguardo al cambio di programma de La Course, annunciando però una modifica del giorno di gara e di location: nel 2017 non si terrà infatti sugli Champs-Elysées prima dell’ultima tappa della Grande Boucle, ma si disputerà lo stesso giorno della 18° tappa arrivando in cima al Col de l’Izoard, non fermandosi 4 km prima della cima come riportato da alcuni in un primo momento.

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Il probabile nuovo profilo de La Course, fatto da noi con l’editor di cronoescalada.

Questo annuncio è però stato oggetto di varie critiche da alcune ragazze del gruppo. Ashleigh Moolman e Marianne Vos hanno accolto positivamente il cambiamento da criterium a corsa per scalatrici, ma reputano il chilometraggio troppo basso (inferiore ai 70 km, contro i 140 km auspicati dall’olandese). Tra le più contrariate Kathryn Bertine, che, come la Cannibale della Rabo-Liv, era stata tra le promotrici dell’evento: non ritiene infatti il cambio di percorso un’azione sufficiente da parte dell’ASO per la promozione del ciclismo femminile, esortando l’organizzatore nel 2018 a dar vita ad una corsa a tappe. Una corsa di tre-quattro giorni con una tappa di montagna (preferibilmente più lunga di 70 km) e l’arrivo a Parigi sarebbe una prospettiva molto accattivante.

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Foto di Michelle Rudd

Copertura televisiva e coesistenza con le altre gare

Concludiamo l’articolo concentrandoci su due aspetti cruciali delle corse affermate proposte al femminile. Il primo punto riguarda la copertura televisiva. Come rimarcato al lancio del Women’s World Tour, garantire la diretta TV a determinate gare è un passo fondamentale per dare maggiore visibilità a questo movimento, aumentando l’appeal nei confronti dei media e di potenziali sponsor. Le corse femminili di un giorno legate ai grandi eventi degli uomini sono probabilmente quelle che avrebbero meno difficoltà a essere trasmesse dal vivo, poiché molte di esse percorrono il finale del loro equivalente maschile poche ore prima. In questa ottica la scelta da parte degli organizzatori del Fiandre di far trasmettere quest’anno gli ultimi 35 km della gara femminile è sicuramente un’ottima notizia. Speriamo che a breve venga presa una decisione simile per corse come Amstel Gold Race, Flèche Wallonne, Liège e Strade Bianche.

Lo sprint tra Lizzie Deignan ed Emma Johansson all’ultimo Giro delle Fiandre. Velofocus

Il secondo punto riguarda la coesistenza con le altre gare già esistenti. Non riteniamo che nuove corse legate ad eventi maschili rappresentino di per sé una minaccia per le altre, ma crediamo sussistano alcuni punti di debolezza nella gestione del calendario da parte dell’UCI. Emblematico è il caso dell’Emakumeen Bira: la corsa basca era stata organizzata in un primo momento dal 13 al 17 aprile 2017, in modo da essere svolta tra il Fiandre (il 2) e la Flèche (il 19). Tuttavia, in seguito all’annuncio che il 16 aprile si sarebbe svolta l’Amstel, l’UCI ha chiesto agli organizzatori una certa “flessibilità” domandando se fosse possibile spostare la gara a febbraio. Tale richiesta è stata rifiutata seccamente (e giustamente) e dovrebbe svolgersi nel mese di maggio. La gestione delle date di questa corsa ci ha lasciato perplessi, perché sarebbe bastato chiedere di anticiparla di pochi giorni per evitare la concomitanza con la gara olandese. Oltre alla Bira altre due corse sono state rinviate per via dell’Amstel: la Salverda Omloop van de IJsseldelta e la Ronde van Gelderland, che si sarebbero dovute correre quel week-end proprio in Olanda, verranno disputate rispettivamente il 20 e il 21 maggio. Discorso analogo vale per la Dwars door de Westhoek, corsa belga spostata al 14 maggio per far spazio alla Liège. Gli organizzatori di quest’ultima spiegano come l’avvento di nuove corse non sia per loro un problema, criticando invece l’atteggiamento tenuto nei loro confronti da parte di UCI e ASO, che non hanno comunicato con congruo anticipo la possibile presenza in quel week-end della Doyenne. Sarà dunque fondamentale stilare un calendario cercando di trovare un punto di equilibrio tra grandi corse e corse minori e non tenendo conto delle esigenze solo delle prime, come purtroppo è accaduto: di ciò non ne beneficerebbero non solo le gare di “secondo piano”, ma l’intero movimento.

Immagine di copertina raffigurante l’arrivo dell’ultima Amstel Gold Race corsa (2003) di Cor Vos.

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