La Vuelta 2016, una parodia di se stessa

Diez llegadas en alto. A questo si è ormai ridotta la Vuelta, ad un mero conteggio degli arrivi in salita, o su strappi, che dir si voglia. Mentre nelle ultime due edizioni si poteva intravedere, in lontananza, una fioca luce di speranza in fondo al tunnel, dopo la presentazione del 9 Gennaio quel leggero bagliore somiglia sempre più all’infida trappola di un pesce lanterna. Il fatto che giustifichino tale scempio con la presenza delle Olimpiadi di Rio e la possibilità che i big, o presunti tali, rinuncino a prendere parte al GT spagnolo perché troppo stanchi è, se possibile, ancora più ridicolo del percorso stesso, perché una corsa come questa deve puntare ad essere grande oltre ai corridori che vi partecipano.

Mappa

Per capire il perché di tante critiche bisogna partire dalla fine. Gli ultimi tre giorni, tralasciando la passerella di Madrid, sono stati di gran lunga i migliori dell’edizione 2015 (insieme alla durissima tappa andorrana), con i delusi disposti a rischiare il tutto per tutto senza aspettare l’arrivo in salita di turno semplicemente perché non ce n’erano. Inoltre, sebbene sarebbe dovuta essere piazzata ancora prima, la posizione della cronometro giusto dopo il giorno di riposo era molto buona, in modo tale da non condizionare le frazioni precedenti. Purtroppo però Guillen ed il suo staff sembrano essersene dimenticati tornando al “fin de fiesta” con traguardo in quota, preceduta proprio dalla ITT, che arriva veramente troppo tardi nella corsa. Come darsi la zappa sui piedi.

I primi sette giorni costituiscono praticamente una Vuelta a Galicia, dimostrando ancora una volta che gli organizzatori del GT spagnolo sono terribilmente legati ai pagamenti delle Comunità autonome (lo stesso è successo con l’Andalucia nelle ultime due edizioni). Si torna a partire con una cronosquadre, fortunatamente con un chilometraggio decente dopo le versioni “mini” degli ultimi due anni. Mi risulta difficile criticarla, visto che non ripetere la figuraccia del 2015 a Puerto Banus è già un successo. Prima tappa in linea e prima frazione facilmente migliorabile: il terreno intorno a Baiona sarebbe stato perfetto per montare un fantastico finale di media montagna (proposta PlataformaRC), ma si è preferito uno scialbo percorso pianeggiante, non dando la possibilità a corridori offensivi di combattere per portare la maglia roja per almeno un giorno.

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Dopo un 2015 all’insegna degli arrivi in salita inediti, quest’anno tornano ben tre icone del muritismo instaurato da Guillen, la prima delle quali è il Mirador de Ezaro. La terribile “parete” galiziana, con punte che raggiungono il 29%, ha fatto il suo esordio nel 2012 e sarà affrontata per la terza volta in solo cinque anni. Per lo meno, a differenza delle due precedenti occasioni, sarà preceduto da qualcosa che non è uno stradone pianeggiante sulla costa, ma da un buon 2° categoria, Paxareiras. Nella quarta frazione si è voluto ripetere un traguardo in salita come nel giorno precedente, mentre la meta di San Andres de Teixido chiedeva a gran voce un finale in discesa, giusto dopo la Garita de Herbeira (proposte PlataformaRC). La quinta è totalmente delirante: si poteva proporre un percorso completamente pianeggiante dopo due arrivi in quota oppure sfruttare il fantastico terreno intorno al fiume Eo (riguardo all’argomento vi consiglio vivamente il sito altimetriasdoeo, che ha anche preparato una proposta per questa frazione), ma si è scelta una via di mezzo, andando a cercare due GPM di una certa entità, ma aggiungendo un circuito finale pianeggiante per allontanarle dalla linea d’arrivo, di fatto senza accontentare nessuno. La Monforte de Lemos-Luintra offre quantomeno la possibilità di vedere qualcosa di diverso, con un finale piuttosto interessante, almeno per le fughe. Ovviamente anche questa era facilmente migliorabile (proposte: 12), così come la tappa successiva che finalmente abbandona la Galicia per dirigersi verso la Castilla y Leon: infatti un traguardo come quello della Puebla de Sanabria offriva infinite possibilità, sia entrando in Portogallo (proposta) che sfruttando le fantastiche ascese de La Cabrera (proposta). Sia ben chiaro che le alternative qui presentate vanno considerate singolarmente, in caso contrario il percorso risulterebbe esageratamente duro.

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La vera novità dell’edizione 2016 è la presenza di ben quattro arrivi in salita consecutivi e senza dubbio non è una cosa positiva. Come se non bastasse la ripetitività di tale oscenità, il primo e l’ultimo di essi presentano praticamente le stesse caratteristiche, andando contro qualsiasi logica che consiglia di variare il prodotto che si offre, al fine di non annoiare lo spettatore. Il profilo della Villalpando-La Camperona definisce un’epoca, quella del così detto ciclismo-youtube, sport che sostituisce le ore di spettacolo del vero ciclismo con solamente 5′ minuti di emozione. La scalata finale è sta già affrontata nel 2014 e presenta il chilometro più duro mai affrontato in corsa. Il fatto di preferire una strada che porta a delle antenne invece di una che conduce a posti meravigliosi come Las Medulas (esempio PRC) o Cueva de Valporquero (esempio PRC) meriterebbe un approfondimento, ma è inutile dilungarsi di più. Tappa nuova e nuovo arrivo in quota, questa volta sull’Alto del Naranco, luogo che ha ospitato alcune delle migliori frazioni della storia della Vuelta, su tutte le imprese di Fuente nel ’72 e Rominger nel ’93. Purtroppo però la sequenza Santo EmilianoPadrúnManzanedaNaranco (la stessa usata nel 2013) è a dir poco antiquata e semplice, mentre c’erano moltissime possibilità per incentivare azioni degne delle due precedentemente citate (proposte: 12345).

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Mentre il Tour ha l’Alpe d’Huez, la Vuelta ha Lagos de Covadonga, un’ascesa che di per sé non ha niente di male, ma che ripetuta così tante volte (ben 19 volte da quando ha esordito, 34 anni fa), sempre nello stesso formato, finisce per stancare. Si è discusso più volte di come rivitalizzare questa salita: maggiore durezza o cronoscalata? Dopo il giorno di riposo si conclude il poker con una lunga processione sulla costa da Colunga alla Peña Cabarga, evitando completamente la meravigliosa montagna cantabrica. Tappa quasi fotocopia di quella della Camperona, con l’unica variante presentata dal possibile vento proveniente dall’Atlantico in quest’ultima. Successivamente si arriva nel Pais Vasco, che sembra aver raggiunto un certa continuità dopo la lunghissima assenza tra il 1978 ed il 2011, ripetendo a Bilbao lo stesso finale della Vuelta 2011 (profilo video). Guillen l’innovatore. Sfruttando meglio le salite attorno alla capitale della Biscaglia si sarebbe potuta fare una frazione ben più interessante (Clásica Bilbao Bizkaia).

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Senza dubbio la tappa meglio disegnata di questa edizione è la Bilbao-Urdax, un percorso fantastico, con un continuo sali-scendi ed un finale che non dà respiro. Gli ultimi 30km sono costituiti da una strada molto stretta e tortuosa in cui sarà difficile inseguire, con tre dure asperità: Urbia, Basakaiz e Otxondo. La sua unica pecca arriva il giorno successivo: l’essere seguita dalla tappa regina è un handicap molto importante, con i favoriti che potrebbero risparmiarsi, lasciando sfilare una grande opportunità come questa.

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Come detto, la 14° è nettamente la più dura della corsa, l’unica frazione che può essere definita di alta montagna. Circa 5000 metri di dislivello, ripartiti in 4 GPM molto duri (Inharpu, Pierre Saint Martin foto, Marie Blanque e Aubisque), ma con troppa pianura tra di loro, scoraggiando così attacchi da lontano. Comunque una frazione del genere è sempre necessaria in un GT, il problema è dovuto al fatto che gli organizzatori sono andati di nuovo a cercare le montagne fuori dalla Spagna, mentre questa ne ha già in abbondanza. Con la Sabiñánigo-Formigal si è cercata evidentemente una Fuente Dé 2.0, ma Túnel de Petralba e Cotefablo non sono duri come Ozalba e Hoz. La salita finale, affrontata nel già 2013, sebbene con un avvicinamento diverso (video), è “a scalini” e non presenta grandi difficoltà. L’idea di mettere una tappa corta e non esageratamente dura è sicuramente buona, ma le salite devono poter rompere la corsa per renderla emozionante. Una possibilità era quella di omaggiare la Quebrantahuesos, una delle prove cicloturistiche più importanti della penisola iberica, ma anche questa proposta non è molto attrattiva. A chiudere la seconda settimana una frazione che sembra indicare che i corridori avranno a disposizione due giorni di riposo consecutivi.

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Si riparte con l’ultimo muro arrivato in casa Unipublic, Mas de la Costa, 4 km brutali, con l’ulteriore difficoltà apportata dal fondo in cemento, che potrebbe essere considerato una buona novità se solo non fosse il quarto traguardo con identiche caratteristiche. Il terreno che precede l’ascesa finale è piuttosto scomodo e dovrebbe sfavorire il lavoro del gruppo e possibili inseguimenti. A seguire c’è la Requena-Gandía, quinta e penultima opportunità per ruote veloci, che precede la due-giorni, criticata già in precedenza, che deciderà la generale. L’unica cronometro individuale della corsa avrà luogo tra Xàbia e Calp, località molto familiare per diverse squadre, che sono solite ritrovarsi qui per preparare la stagione al caldo della Comunidad Valenciana. La lunghezza, 39 km, è ancora una volta troppo breve per un GT, ma con la quasi totale assenza di alta montagna sembra non essere il più grande dei problemi. Come detto, questa sarebbe dovuta essere posizionata ben prima, soprattutto in modo tale da precedere le tappe più dure, così da costringere gli scalatori a muoversi con coraggio, consci del ritardo accumulato.

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Dopo il successo della Cercedilla, l’organizzazione ha assurdamente deciso di cambiare format e tornare al “colosso” finale nella penultima frazione, che questa volta sarà l’Alto de Aitana. Questa scelta è molto criticabile perché molti corridori si risparmiano nel resto del percorso, aspettando questa tappa come un bambino aspetta la notte di Natale (esemplare è stato il comportamento di Quintana nello scorso Tour de France). Il profilo somiglia molto a quello del 2009 (video), sebbene quest’anno sia meno dura, con passaggio sul Puerto de Tudons (che non è altro che una parte dell’ascesa ad Aitana), tutt’altro che impossibile. La passerella finale avrà luogo nella capitale ed incoronerà il vincitore.

Potrà sembrare esagerato, ma l’unica vera nota positiva del percorso è che nel 2017 sarà difficile fare di peggio.

Raffaele Filippetti (@raffilpt)

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5 pensieri su “La Vuelta 2016, una parodia di se stessa

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