Parigi e il Tour

Ho deciso di scrivere questo articolo come piccolo omaggio a Parigi, che vanta un legame fortissimo con il ciclismo. È stata la città che ha ospitato le prime partenze di gare prestigiose come la Paris – Roubaix, la Paris – Tours e la Paris – Bruxelles (conosciuta oggi come Brussels Cycling Classic). La città che ha dato i natali a Laurent Fignon. Ma soprattutto è la città in cui termina la più famosa gara a tappe al mondo, il Tour de France.

Già nella prima edizione del 1903 il Tour sarebbe dovuto concludersi al velodromo del Parco dei Principi ma, a causa di un divieto da parte del prefetto, l’arrivo venne fissato a Ville d’Avray. I corridori proseguirono comunque fino al velodromo per effettuare il giro d’onore. Dal 1904 l’arrivo della corsa fu previsto al Parco dei Principi. In quell’anno al rilevamento di Ville d’Avray arrivarono nell’ordine Hippolyte Aucouturier, Maurice Garin e Jean-Baptiste Dortignacq. Era previsto che la corsa fosse neutralizzata fino al velodromo, dove si sarebbe disputato l’ultimo chilometro di gara. Tuttavia arrivati a Parigi cominciò a piovere e gli organizzatori, insieme ai corridori, decisero di neutralizzare anche quella parte di corsa e la classifica venne stilata in base all’ordine d’arrivo a Ville d’Avray. Aucourtier quindi fu proclamato vincitore di tappa (la quarta sulle sei disputate in quella edizione), mentre Garin bissò la vittoria finale della passata edizione. Tuttavia la classifica venne successivamente completamente sconvolta da uno scandalo: dodici corridori, tra cui Aucouturier e Garin, dei ventisette arrivati vennero squalificati per aver ricevuto aiuti esterni. La vittoria di tappa venne data a Dortignacq, mentre il Tour fu assegnato ad Henri Cornet. Per assistere al primo arrivo effettivo al Parco dei Principi bisognò aspettare il 1905 quando Dortignacq riuscì a battere in uno sprint a due Lucien Petit-Breton.

Immagine dell’epoca che ritrae Lucien Petit – Breton e Jean – Baptiste Dortignacq
Foto dell’epoca che ritrae Lucien Petit – Breton e Jean – Baptiste Dortignacq (da http://www.centrecultureldupaysdorthe.com/)

Per vedere la prima maglia a gialla a Parigi bisogna aspettare il 1919, la prima edizione del Tour de France in seguito al termine della Prima Guerra mondiale. Alla partenza dell’undicesima tappa il primo a vestirla fu il francese Eugène Christophe. La perse poi nella penultima tappa poiché, mentre era all’inseguimento del belga Firmin Lambot su cui aveva un vantaggio di 28’ (vincitore poi di quella tappa e del Tour), ruppe la forcella e dovette fermarsi in una officina a ripararla, arrivando a due ore e mezza dal primo e scivolando al terzo posto della generale (il regolamento in vigore vietava l’assistenza meccanica). La sfortuna si accanì su di lui anche nella tappa di Parigi in cui, penalizzato da una serie di forature, arrivò ultimo al traguardo a più di mezz’ora dal vincitore di tappa, il connazionale Jean Alavoine (che concluse secondo nella generale). Gli organizzatori del Tour decisero comunque di dare a Christophe lo stesso premio del vincitore.

1919
Foto di Eugène Christophe, la prima maglia gialla (da http://www.letour.fr/us/)

Non sempre a Parigi c’è stato un solo vincitore di tappa. Questo accadde nel 1938, il primo Tour vinto da Gino Bartali. Nell’ultima tappa André Leducq (vincitore del Tour nel 1930 e 1932) partì all’attacco e presto si unì a lui Antonin Magne (vincitore del Tour nel 1931 e nel 1934). I due, amatissimi dal pubblico francese, si misero d’accordo di arrivare insieme al Parco dei Principi, in cui tagliarono la linea d’arrivo abbracciati. Fu il loro saluto a una corsa di cui fecero la storia.

André Leducq e Antonin Magne al Parco dei Principi nel 1938
André Leducq e Antonin Magne al Parco dei Principi nel 1938 (da http://www.janinetissot.fdaf.org/)

Il Tour non si corse dal 1940 al 1946 in seguito alla Seconda Guerra Mondiale e tornò nel 1947, dove proprio nella tappa di Parigi ci fu un grandissimo colpo di scena. Alla vigilia di quella tappa l’italiano Pierre Brambilla era in maglia gialla con un vantaggio di 53” sul connazionale Aldo Ronconi, di 2′ 58″ sul francese Jean Robic, di 5′ 16″ sul francese René Vietto e di 6′ 56″ sul francese Édouard Fachleitner. In fuga andarono sette corridori (i francesi Bernard Gauthier, Édouard Muller, Lucien Teisseire, i belgi Briek Schotte e René Oreel e i lussemburghesi Jeng Kirchen e Jean Diederich). A 135 km dall’arrivo Robic attaccò su una collina, il Bonsecours, a cui rispose la maglia gialla. Mentre i due erano all’attacco dalla retrovie partì Fachleitner che li superò. Robic riuscì a rientrare su di lui poco prima dello scollinamento, cosa che invece non riuscì a Brambilla. La maglia gialla venne raggiunta dal suo compagno di squadra Aldo Ronconi, che lo aiutò nell’inseguimento, e dal belga Raymond Impanis, che rimase invece passivo. Dopo 25 km dal Bonsecours lo svantaggio di Brambilla da Robic e da Fachleitner era di 1’25”. La maglia gialla e il suo compagno di squadra decisero di aspettare il gruppo per poter essere aiutati dai compagni. Però il loro svantaggio si dilatò e arrivarono a più di 13’ dai due francesi, che si sarebbero giocati il Tour. Nel frattempo dalla fuga si rialzò Lucien Teisseire, compagno di squadra di Fachleitner. I due compagni di squadra provarono a staccare Robic senza successo. Quest’ultimo promise a Fachleitner 100.000 franchi se non l’avessero più attaccato e si misero d’accordo di arrivare di comune accordo all’arrivo, permettendo così a Robic di vincere il Tour e a Fachleitner di piazzarsi alle sue spalle nella generale. La tappa fu invece vinta da uno dei fuggitivi, Schotte.

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Jean Robic al termine dell’ultima tappa del Tour del 1947 (da http://haagspraak.nl/)

La tappa di Parigi del 1958, vinta dall’italiano Pierino Baffi (padre di Adriano, ex corridore e attuale direttore sportivo della Trek), passò alla storia per una tragedia. Constant Wouters, il Segretario Generale del velodromo del Parco dei Principi corse verso l’anello della pista, probabilmente preoccupato per la posizione in cui si erano appostati alcuni fotografi. Purtroppo nella foga si ritrovò nell’anello dove venne travolto dal francese Andrè Darrigade, che aveva appena lanciato lo sprint, e l’impatto fu tremendo. Il corridore rimase per mezz’ora in stato di semi-incoscienza e dopo essersi ripreso effettuò il giro d’onore con una vistosa fasciatura alla testa. Il Segretario Generale del velodromo invece morì qualche giorno più tardi a causa delle conseguenze dell’incidente.

Pierino Baffi vittorioso al Parco dei Principi nel 1958
Pierino Baffi vittorioso al Parco dei Principi nel 1958 (da http://www.lagrandeboucle.com/)

Il 1967 fu l’ultimo anno in cui ci fu l’arrivo al velodromo del Parco dei Principi poiché era prevista la sua demolizione per costruire la Boulevard périphérique di Parigi, una strada a scorrimento veloce. Quell’anno nell’ultimo giorno erano previste due semitappe: la prima in linea con arrivo a Versailles, la seconda a cronometro con arrivo a Parigi. Dopo lo svolgimento della prima semitappa il distacco tra i primi due della generale, il francese Roger Pingeon e lo spagnolo Julio Jimenez, era di 1’39. A 16 km dalla conclusione della semitappa la maglia gialla riprese il secondo in generale, mettendo il sigillo sulla vittoria finale. Il vincitore di quella cronometro fu il francese Raymond Poulidor, che precedette di 25” l’italiano Felice Gimondi. L’indomani cominciò la distruzione della pista.

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Roger Pingeon, vincitore del Tour del 1967, mentre fa il giro d’onore al Parco dei Principi (da http://www.vebidoo.com/)

Nel 1968 come nuova sede d’arrivo venne scelto il velodromo di Vincennes, che aveva ospitato le gare di ciclismo su pista nelle Olimpiadi del 1900 e del 1924. Come nell’anno precedente anche nell’ultimo giorno erano previste due semitappe: una in linea con arrivo a Melun e una a cronometro con arrivo a Parigi. La classifica generale in seguito alla prima semitappa era molto più corta rispetto all’edizione precedente: tra il primo e il settimo in classifica c’era un distacco di solo 2’. I tre favoriti per la vittoria finale, considerando le loro abilità in questo tipo di prova, erano il belga Herman Van Springel in maglia gialla, l’olandese Jan Janssen (3° a 16”) e il belga Ferdinand Bracke (7° a 1’56”). Quest’ultimo aveva stabilito il Record dell’Ora qualche mese prima a Roma ed era considerato il grande favorito. Tuttavia partì troppo velocemente e pagò lo sforzo concludendo la prova al quarto posto. Il Tour era ormai una questione solo tra Van Springel e Janssen. All’intermedio quest’ultimo aveva 2” di svantaggio sulla maglia gialla ma, dopo aver corso al risparmio la prima parte, iniziò a spingere e al traguardo rifilando 54” al suo avversario, sufficienti per conquistare il Tour. Janssen fu anche l’ultimo corridore a vincere il Tour con una squadra nazionale (Olanda): dopo quell’anno la corsa non fu mai più riservata a squadre nazionali.

Jan Janssen, vincitore del Tour del 1968
Jan Janssen, vincitore del Tour del 1968 (da http://www.ed.nl/)

Nell’anno successivo il velodromo di Vincennes incrociò per la prima volta colui che ne sarebbe diventato il padrone: Eddy Merckx. Il belga arrivò lì come vincitore del Tour per cinque volte dal 1969 al 1974 (nel 1973 non prese il via alla gara) e come vincitore di tappa in quattro occasioni (tre a cronometro e una in volata). Ecco come ricorda il suo primo arrivo al velodromo: “Era il mio sogno da ragazzo. Da piccolo imitavo (Charly) Gaul, (Louison) Bobet. Quando mi ritrovai al Cipale (altro nome con cui veniva chiamato il velodromo) davanti a 30.000 persone che scandivano il mio nome, avevo la pelle d’oca e le lacrime agli occhi.”

Arrivo di Eddy Merckx al velodromo di Vincennes nel Tour del 1969
Arrivo di Eddy Merckx al velodromo di Vincennes nel Tour del 1969 (da http://tropheekidam.free.fr/)

Nel 1974 il codirettore del Tour Félix Lévitan e il conduttore di punta di TF1 Yves Mourousi proposero al Presidente della Repubblica Francese Valéry Giscard d’Estaing e al patron del Tour de France Jacques Goddet di spostare l’arrivo della corsa agli Champs-Elysées dall’anno successivo. La proposta fu accolta positivamente. Dal 1975, quando i corridori entrano a Parigi, la corsa si svolge su un circuito cittadino di circa 7 km (prima del 2013 il circuito era leggermente più breve perché non era previsto il giro intorno all’Arc de Triomphe). La linea di partenza è posta davanti al Petit Palais. Si passa la rotonda degli Champs Elysées e si prosegue fino a rue Arsene Houssaye, per poi tornare indietro. Dopo un nuovo passaggio alla rotonda degli Champs Elysées si raggiunge Place de la Concorde, per entrare poi in voie Georges Pompidou, strada che costeggia a destra la Senna e a sinistra i Jardin des Tuileries. Si imbocca il tunnel di Avenue du Général Lemonnier e alla sua uscita si torna verso la linea d’arrivo, passando per Rue de Rivoli e Place de la Concorde.

Mappa del circuito attuale degli Champs-Élysées
Mappa del circuito attuale degli Champs-Élysées (da http://www.podiumcafe.com/)

Gli Champs-Élysées sono un arrivo tradizionalmente riservato ai velocisti. Il corridore ad aver trionfato di più su quel traguardo è il britannico Mark Cavendish, vincitore per quattro volte consecutive. Si impose per la prima volta nel 2009 davanti all’australiano Mark Renshaw, il suo pesce pilota alla HTC-Columbia. Nel 2010 bissò la vittoria dell’anno precedente battendo l’italiano Alessandro Petacchi. Nel 2011 vinse per la terza volta battendo il norvegese Edvald Boasson Hagen. Si trattò dell’unica sua vittoria in maglia verde a Parigi. Nel 2012, passato alla Sky dopo la chiusura della HTC e in maglia iridata (aveva vinto il mondiale a Copenaghen l’anno precedente), completò il poker con, come ultimi uomini del suo treno, la maglia gialla Bradley Wiggins e Boasson Hagen, secondo l’anno precedente sugli Champs-Élysées.

Mark Cavendish in maglia iridata si impone sugli Champs-Élysées nel 2012
Mark Cavendish in maglia iridata si impone sugli Champs-Élysées nel 2012 (da http://bleacherreport.com/)

Un altro velocista ad aver lasciato il segno sugli Champs-Élysées (nel bene e nel male) è stato l’uzbeko Djamolidine Abdoujaparov. Nel 1991 “The Tashkent Terror” (soprannome assegnatogli per il suo modo di sprintare poco “convenzionale”) si mise al lato destro della strada e lanciò lo sprint. Purtroppo con la ruota anteriore urtò il piede di una transenna a 100 metri dal traguardo e cadde in modo spettacolare, procurandosi la frattura di una clavicola e un trauma cranico. Dopo essersi ripreso, aiutato da alcuni medici del Tour, riuscì a concludere la tappa un quarto d’ora dopo il gruppo, potendo così aggiudicarsi la maglia verde. Nel 1993 e nel 1995 riuscirà a rifarsi vincendo sugli Champs-Élysées.

Djamolidine Abdoujaparov cade nell’ultima tappa del Tour del 1991
Djamolidine Abdoujaparov cade nell’ultima tappa del Tour del 1991 (da www.pinterest.com)

Non sempre però i velocisti hanno avuto l’ultima parola su questo arrivo. Nel 1979 l’olandese Joop Zoetemelk aveva 3’07” dal francese Bernard Hinault che era in maglia gialla e decise di giocarsi il tutto per tutto attaccando all’ultima tappa. Ma fu proprio la maglia gialla a rispondere. I due si giocarono la vittoria di tappa e fu Hinault a trionfare. Per lui si trattò del primo successo sugli Champs-Élysées. Vinse anche tre anni dopo, sempre in maglia gialla, ma allo sprint.

CYCLISME - TOUR DE FRANCE 1979 - LE PERREUX/PARIS - Bernard Hinault et Joop Zoetemelk sur les Champs Elysees - hinault (bernard) zoetemelk (joop)
CYCLISME – TOUR DE FRANCE 1979 – LE PERREUX/PARIS – Bernard Hinault et Joop Zoetemelk sur les Champs Elysees

Nel 2005 l’americano Levi Leipheimer e il kazako Alexander Vinokourov (rispettivamente in quinta e in sesta posizione della classifica generale) erano divisi soltanto da 2”. Quest’ultimo riuscì a vincere il primo arrivo intermedio davanti all’americano, recuperando quei 2” di ritardo. Tuttavia era rimasto alle sue spalle in classifica per alcune frazioni di secondo. Arrivati a Parigi, a causa della pioggia l’organizzazione decise di fissare i tempi della classifica generale al primo passaggio agli Champs-Élysées. L’unico modo che aveva il kazako per concludere il Tour al quinto posto era quello di aggiudicarsi uno degli abbuoni di tappa (20 per il primo, 12 per il secondo, 8 per il terzo). A 3 km dal traguardo il francese Laurent Brochard attaccò, ma fu poi ripreso e superato da Vinokourov, dall’ucraino Yuriy Krivtsov e dall’australiano Bradley McGee (che aveva vinto il prologo del Tour del 2003 svolto su quel circuito). Poco prima dell’ultimo chilometro l’australiano partì, ma il kazako riuscì a seguirlo e a batterlo al traguardo, guadagnando quei secondi di abbuono necessari a sopravanzare Leipheimer in classifica. Altri corridori in grado di vincere anticipando i velocisti furono Alain Meslet nel 1977, Jeff Pierce nel 1987 ed Eddy Seigneur nel 1994.

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Alexander Vinokourov vittorioso sugli Champs-Élysées nel 2005 (da http://www.sigmasport.co.uk/)

Gli Champs-Élysées hanno ospitato per tre volte una cronometro nell’ultimo giorno del Tour. Nel 1976 la prima semitappa fu una cronometro sul circuito parigino, vinta dal belga Freddy Maertens. Il belga Lucien Van Impe aveva già ipotecato la vittoria del Tour, avendo 4’21” di vantaggio sull’olandese Joop Zoetemelk, il secondo in classifica. Ma due corridori erano terzi con lo stesso tempo: i francesi Raymond Poulidor e Raymond Delisle. Il primo riuscì a rifilare a quest’ultimo 9”, riuscendo a salire sul podio del Tour a 40 anni. Anche l’anno seguente la prima semitappa fu una cronometro su quel circuito, vinta dal tedesco Dietrich Thurau (padre di Bjorn, corridore della Wanty). Il distacco tra i primi due in classifica era molto più risicato rispetto all’anno precedente: il francese Bernard Thévenet, in maglia gialla, e l’olandese Hennie Kuiper vi erano 36”. In quell’occasione la maglia gialla riuscì a rifilare all’olandese ulteriori 12”, concludendo il Tour con un vantaggio di 48”, il minor distacco registrato fino ad allora.

Bernard Thévenet premiato come vincitore del Tour del 1977
Bernard Thévenet premiato come vincitore del Tour del 1977 (da http://www.20minutes.fr/)

Ma l’arrivo più celebre sugli Champs-Élysées fu quello del 1989. A differenza delle due precedenti cronometro non si trattava di una prova sul circuito parigino, bensì di una prova di 24,5 km con partenza da Versailles. Alla vigilia la maglia gialla, il francese Laurent Fignon, e l’americano Greg LeMond erano separati da 50”. Benché quest’ultimo fosse molto abile in questo tipo di prove sembrava improbabile che recuperasse il ritardo: ad esempio nella cronometro della quinta tappa di quel Tour, lunga 73 km, batté il francese di 56”, guadagnando meno di un secondo al chilometro. Già dall’ultima cronometro del Giro d’Italia di quell’anno l’americano usava un’appendice sul manubrio derivata dal triathlon. Fignon soffriva da due giorni di una infiammazione del perineo che gli provocava forti dolori nel stare seduto in sella, ma rimaneva comunque fiducioso del fatto di riuscire a perdere meno di due secondi al chilometro. I due partirono a due minuti di distanza e al primo chilometro l’americano aveva guadagnato due secondi sulla maglia gialla, vantaggio che a 12,8 km salì a 29 secondi. A 3 km a Fignon rimaneva solo un secondo di vantaggio nella classifica generale. LeMond arrivò al traguardo e, informato della sua ottima prestazione, aspettò l’arrivo del suo rivale. Il francese negli ultimi 3 km provò a spingere al massimo. Subito dopo il traguardo si accasciò al suolo, ma lo sforzo fu vano. Quel Tour per 8” non era suo, era di Greg LeMond.

Laurent Fignon e Greg LeMond sul podio del Tour del 1989
Laurent Fignon e Greg LeMond sul podio del Tour del 1989 (da http://joepapp.blogspot.it/)

L’anno prossimo il Tour finirà di nuovo sugli Champs-Élysées. Si spera di poter vivere nuove emozioni senza che fantasmi turbino lo spettacolo e di poter serenamente assistere all’atto conclusivo di una delle corse più importanti al mondo.

Matt Supertramp (@mattsupertramp9)

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2 pensieri su “Parigi e il Tour

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